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Sfida per il social shopping: Yelp rincorre Groupon

groupon2Qual è l’affare più interessante del giorno in città? È la domanda a cui rispondono i servizi di “social shopping”, integrati con social network e mailing list. Negli Stati Uniti avanza Groupon, una vetrina online che consiglia agli iscritti dove trovare offerte proposte da ristoranti, negozi, teatri e altre attività commerciali. Da acquistare, però, insieme con altri. E in questo modo fa la differenza rispetto ad altri servizi simili: attiva una dinamica di imitazione e di partecipazione. Conta la condivisione dell’esperienza. È un meccanismo che unisce i gruppi di acquisto (una tradizione presente in molte nazioni, ma declinata secondo caratteristiche locali, come i “gas” in Italia) con le reti sociali online: per esempio, è possibile comprare dieci quote per lezioni di volo, a un prezzo ridotto. Gli utenti acquistano una singola “quota” e poi partecipano insieme. L’idea viene replicata per cene ai ristoranti o per altre esperienze. E diventa una mappa per esplorare la città seguendo le segnalazioni lanciate sulla vetrina online, condivise e commentate dagli utenti.
Groupon ha iniziato a Chicago due anni fa, con un investimento di un milione di dollari da parte di una società locale di venture capital. Poi si è esteso ad altri centri urbani negli Usa e all’estero. Ha ricevuto un ulteriore finanziamento dal gruppo Dst (che ha anche quote in Facebook e altri social network nell’Est europeo). È una frontiera dell’evoluzione per l’ecommerce, dove il focus è la community. E sfida i grandi spazi per le recensioni locali online, come Yelp. Che corre ai ripari: ha aperto un servizio per segnalare gli accordi più convenienti a partire da San Diego. E altre startup sono in fermento per cavalcare in tempo l’onda del social shopping locale, costruendo connessioni con l’economia locale.

(image credits: gropuon)

Foursquare spicca il volo: tre milioni di utenti

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Decolla Foursquare e allunga il passo: ha superato tre milioni di utenti iscritti, dopo aver raggiunto la soglia di due milioni di persone registrate un mese e mezzo fa. Il social network è stato fondato a marzo del 2009 da Dennis Crowley e in poco tempo ha guadagnato terreno su rivali come Gowalla e Loopt.
Come osserva Techcrunch, l’ingresso di Facebook avrebbe potuto cambiare le carte sul tavolo: da poche settimane la rete sociale online con 500 milioni di utenti permette agli iscritti di segnalare dove si trovano attraverso la sua applicazione software per smartphone, alla voce “Places”. È un tentativo di replicare, dunque, il successo di Foursquare a partire, però, da un vasto bacino di pubblico. Per adesso l’impatto sulla rete sociale progettata da Crowley non è stato negativo. Anzi, l’arrivo di Facebook ha portato “in prima serata” la geolocalizzazione, sotto gli occhi di una platea globale. Il New York Times sottolinea che la nicchia più interessata ai social network geografici è quella di giovani che abitano in città, in particolare i nati dopo il 1981. Non sorprende che i centri urbani siano il punto di partenza per la diffusione dell’abitudine alla frequentazione delle reti sociali basate sul territorio: il meccanismo di Foursquare prevede che gli utenti segnalino l’ingresso in ristoranti, musei e negozi attraverso un “check-in”.
Per le società di venture capital la geolocalizzazione che unisce social network e sistemi gps è un settore emergente: ha attirato nell’ultimo anno investimenti per 115 milioni di dollari, in un periodo in cui le scommesse sull’evoluzione di internet sono piuttosto oculate. A puntare su Foursquare è stato il gruppo Andressen-Horovitz. Resta ancora da superare il traguardo di quattro milioni di utenti registrato da Loopt, un precursore delle reti geosociali fondato cinque anni fa: può vantare un finanziamento da parte di Sequoia Capital, la società che ha sostenuto il decollo di Apple dal 1978 e di Google dal 1999. Restano, però, le perplessità sulla privacy: la gestione delle informazioni personali acquista un ulteriore livello di complessità perché gli utenti devono imparare come condividere con la propria cerchia di contatti i dati relativi alla loro presenza in un luogo.

(image credits: mashable)

Twitter raddoppia in cinque mesi: 20 miliardi di micropost

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In cinque mesi raddoppiano i micropost su twitter: da dieci a venti miliardi. A pubblicare il messaggio che ha stabilito il nuovo record e frantumato la precedente barriera è stato un utente giapponese. La comunità nipponica è tra le più numerose a utilizzare il social network, grazie all’ampia diffusione di smarthphone e network di terza generazione. L’iscritto giapponese (“GGGGGGo_Lets_Go” è il suo nome), incredulo, ha ricevuto presto le congratulazioni di altre persone online.
Forse pochi avrebbero scommesso sull’idea di tre giovani esperti d’informatica (Biz Stone, Evan Williams, Jack Dorsey) di progettare una piattaforma per testi lunghi al massimo 140 caratteri. Ma nel tempo si è dimostrata vincente, unita con la capillarità dei social network. Anche se nei primi anni non ha generato fatturato e ha potuto contare soltanto sui finanziamenti di venture capital. L’evoluzione continua, ma il piede non è stato premuto fino in fondo sull’acceleratore. Per esempio, gli utenti hanno aspettato mesi per avere la possibilità di inoltrare i messaggi (retweet) direttamente da twitter. Presto, secondo l’annuncio del blog ufficiale, saranno visibili i suggerimenti per seguire altri utenti: è una sorta di guida per scoprire temi, approfondimenti, gruppi di interesse. Si tratta di un meccanismo già adottato all’interno di Facebook, dove le indicazioni di amici appaiono sulla barra a destra. A “calcolare” le affinità per ricevere i suggerimenti su altri utenti da seguire sarà un algoritmo basato “su parecchi fattori”, segnala il blog, come le persone nella propria rete sociale online (following) o quelle seguite dai propri contatti su twitter. Inoltre, se un iscritto visita il profilo di altri, appariranno “suggerimenti” su utenti interessanti da includere nei “following”.
L’economia dei social media avanza. Secondo una ricerca della Duke University segnalata da Brian Solis, lo scorso febbraio negli Stati Uniti il budget per il marketing è aumentato in media del 5,9% e internet rappresenta poco più di un decimo degli investimenti. Tra le piattaforme social, hanno ricevuto maggiori finanziamenti i progetti dedicati al mercato “business to consumer” (b2c), ponte di connessione tra le aziende e il pubblico online, seguito dal “business to business” (b2b).

(image credits: xotoko by flickr)

Twitterdetective: gli strumenti per esplorare twitter

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Un viaggio nell’universo di twitter per capire come valorizzare i micropost delle persone che ogni giorno partecipano a una piattaforma collettiva frequentata da 124 milioni di utenti secondo l’Economist (in Italia ha 862mila utenti unici in base alle rilevazioni di Nielsen). A partire dalla lista compilata da Mashable, il primo passo per chi si addentra fra i micropost è l’osservazione degli argomenti più discussi in tempo reale. Uno strumento classico è Tweetmeme: segnala i temi che hanno richiamato più attenzione, attraverso differenti indicatori (come i retweet, i messaggi inoltrati dagli utenti all’interno della loro rete sociale online). Più visuale, invece, è Trendistic: come segnala Mashable, può essere utile soprattutto per monitorare a colpo d’occhio argomenti rilevanti nel tempo. Tweetmeme e Trendistic, però, sono adatti soprattutto alle conversazioni globali o in lingua inglese: sono stati utili, quindi, per eventi come i mondiali di calcio in Sudafrica, emergenze, attualità, passaparola. La mappa di Local tweet è un primo “filtro” per trovare i temi più discussi a seconda dell’area geografica: per l’Italia, per esempio, evidenzia Roma e Milano.
Ma gli strumenti più semplici per gestire twitter (e altri social network) sono applicazioni come Hootsuite e Seesmic: permettono di guardare in una sola schermata i messaggi pubblicati dai propri contatti nelle reti sociali online e altre informazioni (per esempio, i retweet). Soprattutto, consentono ricerche attraverso parole chiave, in base ai propri interessi: il nome di una persona, un luogo, un evento, un tema. Gli aggiornamenti arrivano in tempo reale dalla piattaforma online. Inoltre ogni utente può decidere di costruire un giornale personale: nel caso di twitter, può essere utile paper.li per avere a disposizione un “format” più accessibile rispetto ai tweet frammentati. Oppure, per chi utilizza iPad, può essere interessante provare Flipboard, l’applicazione per costruire un quotidiano digitale che trasforma i micropost in articoli impaginati, inclusi gli ingrandimenti fotografici ed estratti dagli articoli.
Allargare l’orizzonte includendo nuovi contatti (“following”) è possibile con le liste di utenti scelte da Wefollow, lanciato dal fondatore di Digg Kevin Rose, oppure con TLists. Gli strumenti automatici (ad esempio, Klout) per capire l’influenza di una persona su twitter, per il momento, sono utili soprattutto per valutare le persone famose all’interno del social network e la loro rete di contatti.

(image credits: mapmash)

Buckingham Palace su Flickr: l’evoluzione del turismo online

Buckingham Palace

La famiglia reale inglese apre un account ufficiale su Flickr. L’album delle memorie collettive online diventa anche uno spazio per raccogliere gli scatti di Buckingham Palace, finora riservati ai tabloid e alla televisione. È una consacrazione per un luogo d’incontro tra i cittadini e la corona. E non soltanto nel Regno Unito: diventa uno spazio per il pubblico internazionale. È vero, la community di fotoamatori su Flickr è passata in secondo piano, superata da Facebook che raccoglie quattro miliardi di immagini al mese. Tanto che ha dovuto aprire nuovi datacenter, dove ogni immagine è archiviata con tre differenti dimensioni. Ma un gruppo di ricercatori su Yahoo ha unito le immagini scattate dalla community con la ricerca di itinerari online: il risultato è una guida turistica costruita in tempo reale. Le fotografie sono scelte dai viaggiatori: a volte imprecise, ma non sono diverse da quelle che chiunque scatterebbe con il cellulare o la macchina fotografica. E diventano un percorso attraverso i luoghi (con le mappe e la geolocalizzazione) o i temi (attraverso i tag). Sarebbe possibile costruire in modo automatico itinerari a partire dalle immagini su Flickr? La risposta, secondo i ricercatori di Yahoo, è sì: hanno confrontato i viaggi costruiti attraverso gli scatti con i pacchetti di operatori turistici. E non hanno rilevato sostanziali differenze, come racconta anche il Wall Street Journal. Più in generale, sono i primi passi per un cambiamento nel design per le guide turistiche. La carta stampata ha indubbi benefici. Ma con le piattaforme online è possibile guardare verso altri orizzonti. A partire dai dati generati dal pubblico sul web. Come le recensioni. Per esempio, Tripadvisor ha costruito un modello di business a partire dai suggerimenti pubblicati dagli utenti online. Sono indicazioni che seguono le mete tradizionali, e facilitano l’emersione di luoghi meno noti, soprattutto nelle province. Sono i turisti a segnalare se un luogo è interessante o meno. Oppure, i video: il Mit di Boston ha sperimentato a Venezia una piattaforma per raccogliere i filmati ripresi dai turisti tra le calli. Di nuovo, è un’evoluzione delle guide tra musei, monumenti e paesaggi naturalistici. Ma guarda al passato. É celebre, nel mondo della ristorazione, il caso di Zagat negli Stati Uniti: una guida costruita con le recensioni di chi frequenta i ristoranti. Prima erano inviate per posta. Adesso, invece, arrivano in tempo reale su internet. E attivano un rapporto costante tra le community online e le città turistiche. Search engine land ha pubblicato un elenco delle tredici migliori guide sul web: include “Ruba“, costruita a partire da immagini e mappe digitali, e tripwolf, uno spazio di incontro tra viaggiatori professionisti e amatoriali.

(image credits: jimg944 by flickr)

Geolocalizzazione in tempo reale: Foursquare in trattativa con Google, Yahoo, Microsoft

Foursquare

Vola Foursquare, il social network geografico che richiama l’interesse del pubblico nonostante il tempo trascorso su Facebook e twitter: finora le persone hanno segnalato l’ingresso in un luogo (check-in) cento milioni di volte. Pochi avrebbero scommesso sulla capacità di un’altra rete sociale online di guadagnare terreno. Ma Foursquare può contare sulla diffusione di smartphone (la sua applicazione software è progettata per Android, iPhone e Blackberry) e sull’integrazione con le mappe online. Tanto che sono interessati a un accordo Yahoo, Microsoft e Google: secondo il quotidiano Telegraph, i tre big della tecnologia vorrebbero seguire la strada già percorsa con twitter. Lo scorso dicembre, infatti, hanno integrato nei loro sistemi di ricerca in tempo reale i dati generati dal pubblico dei microblog: sono aggiornamenti in diretta e segnalazioni delle notizie più interessanti, “filtrate” dalla community. Con Foursquare hanno l’occasione di accedere a una banca dati dei “check-in” in tempo reale: Google, Yahoo e Microsoft potrebbero integrare i post pubblicati dagli utenti del social network che indicano dove si trovano. La ricerca in tempo reale, dunque, può estendersi anche alla posizione delle persone. Alla domanda “Che fai?”, segue “Dove sei?”.
Gli utenti di Fourquare sono due milioni. E secondo la rivista “Inc” (che ha dedicato la copertina al fondatore Dennis Crowley) guadagna centomila utenti a settimana. Di recente una società di venture capital, Andreessen-Horovitz, ha investito 20 milioni di dollari nel social network: la valutazione complessiva è salita a 95 milioni di dollari.
Negli Stati Uniti da tempo le aziende investono per capire come entrare in contatto con la community della rete sociale online. La catena di caffé Starbucks ha progettato un piano di sconti per chi fa più “check-in” e diventa sindaco di un bar: riceve per un mese un “frappuccino” a prezzo ridotto. Il Wall Street Journal e Huffington Post hanno aggiunto un “bottone” Foursquare sulle loro pagine online. Lo Stato della Pennsylvania è diventato membro della community.

(image credits: sustatu by argazkiak)

Steve Jobs e la lente d’ingrandimento dei social media

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Cosa succede quando un leader carismatico dell’hitech affronta le proteste sui social network, da Facebook a twitter? Steve Jobs è l’anima di Apple. E per difendere iPhone è intervenuto sul palco di fronte a un pubblico scettico. Ha snocciolato cifre: l’1,7% degli smarthphone è stato riportato indietro, contro il 6% dell’iPhone 3GS. E poi ha proposto una soluzione: la custodia gratuita per evitare il contatto della mano con l’antenna. Il dilagare di proteste online, sostenute dalle perplessità di alcune riviste di consumatori, era terreno fertile per una class action milionaria negli Stati Uniti. Ogni azione, tono e sguardo del cofondatore dell’azienda di Cupertino è stato setacciato e valutato nei social media.
Il legame tra Jobs e la comunità di Apple è profondo. Non sono pochi i “dittatori benevolenti” che hanno dato slancio alle iniziative nel mondo hitech, in un interscambio continuo tra democrazia e gerarchia. Ma adesso Jobs deve misurarsi con il pubblico connesso dei social network e con le discussioni in tempo reale. La platea è più ampia e risponde subito. Dubbi, proteste e critiche si moltiplicano ora dopo ora e rimbalzano negli spazi del web. Hanno effetti concreti. A poche ore dal lancio gli utenti hanno rilevato la caduta improvvisa delle conversazioni. Apple prima ha minimizzato, poi ha ammesso. Il tallone d’achille di iphone è diventato in alcuni giorni “Antennagate”, una storia che si è sviluppata tra mezze verità, colpi di scena e smentite. E sono trascorse settimane. In seguito ha proposto un aggiornamento software. Ma, di nuovo, i dubbi su internet si sono moltiplicati.  Sono iniziate indagini da parte di giornalisti e associazioni: le inchieste non sono limitate all’editoria specializzata.
Eppure, dopo l’intervento di Jobs, sembra che le proteste si siano placate. I social media accelerano i tempi e moltiplicano gli spazi delle conversazioni. Ogni azione viene analizzata alla lente d’ingrandimento. E anche per Jobs non sembra esserci eccezione.

(image credits: twitter)

Social networking professionale: emerge la co-creazione

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Internet è una piattaforma. E la partecipazione del pubblico abilita la co-creazione: un report di Forrester descrive lo scenario emergente sul web. Distingue due azioni: ascolto e intervento. Nel primo caso social network, blog, forum, community sono luoghi per leggere le opinioni delle persone e seguire l’evoluzione della conversazione online. Nell’ascolto Forrester evidenzia soprattutto twitter: i micropost sono cartine di tornasole che reagiscono in diretta agli eventi. Come ha dimostrato il caso di iPhone. In poche ore il microblog è stato inondato da commenti e segnalazioni di persone dopo l’improvvisa interruzione delle chiamate telefoniche. Apple ha puntato il dito contro il software. E ha promesso un aggiornamento per il suo popolare smartphone. L’intera evoluzione della discussione tra Cupertino e il pubblico online è stata seguita su twitter. Per l’intervento diretto nella conversazione dei social media, secondo Forrester, sono rilevanti più spazi, non sempre connessi tra di loro: Facebook, twitter, le community online e le piattaforme per la condivisione di idee (per esempio, Innocentive). Manca, forse, Friendfeed (acquistato l’anno scorso da Facebook), anche se l’uso per il momento è limitato a nicchie di professionisti. Ascolto e intervento sono, dunque, due momenti della co-creazione con il pubblico. Declinabili in settori differenti: editoria, ricerca e sviluppo di prodotti e servizi, crowdfunding.
Ma esistono regole d’oro per il social networking su internet? L’esperienza e la presenza online è decisiva, ma Mashable propone cinque capisaldi. Il primo, appunto, è la conoscenza della piattaforma: matura con la frequentazione diretta e con l’evoluzione tecnologica del web. Richiede un investimento di tempo, attenzione e creatività. Il secondo passo è di personalizzare i progetti: ogni luogo online ha una sua grammatica e regole d’uso. È come entrare in una città nascente, con quartieri, luoghi pubblici e abitazioni private. Il ponte tra discussioni online e incontri “offline” è una prova del nove: mostra la capacità di coinvolgere persone attraverso il social network e di attivare un progetto sul territorio. Una manifestazione, una petizione, un raduno. E poi, da non dimenticare: ringraziare chiunque abbia preso parte alle iniziative.

(image credits: Forrester)

India e viaggi online: duello tra Facebook e Google

Comscore

Duello tra Google e Facebook per l’India. La posta in gioco è l’attenzione del pubblico online nella seconda nazione più grande del mondo. E, a differenza della Cina, i giovani nelle principali città parlano inglese. La società di Mountain View parte da una posizione di vantaggio: ha un social network, Orkut, che è stato tra i primi ad arrivare online, ma non è mai decollato, soprattutto in Occidente. Tanto che ormai resta confinato in due Stati, Brasile e India. Ma Facebook avanza: secondo Techcrunch a maggio gli utenti unici sono stati 18 milioni. La differenza con Orkut è di 1,7 milioni. A Mountain View, però, non sono rimasti a guardare. Studiano un social network per contrastare Facebook: il nome provvisorio è Google.Me. In questo momento una rimonta sembra difficile. Sei anni fa con 500mila dollari di investimento Mark Zuckerberg ha iniziato la sua avventura. Anno dopo anno è arrivato a 500 milioni di utenti attivi. È una rete sociale che attraversa confini culturali, politici, religiosi. Ed è ai vertici delle classifiche per il traffico online in quasi tutte le nazioni del mondo. Un’impresa simile prima era riuscita unicamente a Google. Che, però, non ha mai avuto molto successo con le piattaforme “social”. Prima il flop di Orkut. Poi l’acquisto di Dodgeball, un social network legato al territorio (lanciato dal fondatore di Foursquare, Dennis Crowley) nel 2005, forse in anticipo sui tempi, e abbandonato l’anno scorso. In seguito la gara con twitter: Google aveva comprato nel 2007 jaiku, un microblog che non ha incontrato il favore del pubblico. E poi l’esperimento di Buzz, il social network integrato con il servizio di posta elettronica Gmail. Una grande campagna pubblicitaria, poi le proteste degli utenti per la difficoltà di gestire la privacy in uno spazio dove personale e pubblico sono a pochi passi: non è difficile per chi trascorre ore su internet, ma addentrarsi tra le opzioni diventa più complesso per un utente medio che si limita a pochi minuti e non è interessato a comprendere i meccanismi per controllare la riservatezza dei dati personali.
Eppure la partita tra Google e Facebook prosegue su altri territori. La settimana scorsa la società di Mountain View ha acquistato per 700 milioni di dollari “cash” Ita Software, un’azienda specializzata nella ricerca di dati dei voli aerei. È un passo in avanti per servizi in grado di rispondere alle richieste di chi deve organizzare un viaggio. Il social network di Mark Zukcerberg ha risposto poco dopo: ha comprato NextStop, uno spazio per la condivisione di consigli tra gli utenti. Che dal primo settembre chiude. E sarà inglobato da Facebook. La posta in gioco è il mercato globale dei viaggi online. Da un lato il motore di ricerca più utilizzato. Dall’altro il social network più frequentato. Il match è agli inizi.

(image credits: ComScore)

MySpace, l’antitrust francese e la Cina: incognite sulla strada di Google

Google

Per il social network MySpace è il momento di scegliere: tra poche settimane scade l’accordo con Google per la gestione della pubblicità all’interno della rete sociale online. L’intesa, siglata tre anni fa, non ha soddisfatto nessuno. Quando MySpace ha firmato, era il più grande social network del mondo, ma la rapida avanzata di Facebook gli ha sottratto terreno: è stato spodestato dal vertice delle classifiche internazionali, anche se in molte nazioni (soprattutto anglosassoni) resta sul podio. Google aveva versato 900 milioni di dollari sulla base delle previsioni per il pubblico interessato al social network, ma lo scenario è cambiato in pochi mesi. E ora MySpace, controllata dal magnate Rupert Murdoch attraverso NewsCorp, deve decidere con chi rinnovare il contratto. Secondo il Wall Street Journal, tra i candidati spuntano i nomi di Microsoft e Yahoo. Il colosso di Redmond, in particolare, collabora con Facebook per la gestione della pubblicità, soprattutto attraverso il suo motore di ricerca Bing.
Ma le ultime settimane per Google hanno evidenziato altre incognite che rischiano di emergere nei prossimi mesi. In Francia la società di Mountain View è stata dichiarata monopolista: “Il suo motore di ricerca gode di ampia popolarità e attualmente totalizza circa il 90% delle ricerche online in Francia. Inoltre, ci sono forti barriere per entrare in questa attività”, scrive l’autorità antitrust d’oltralpe. Proseguono inoltre le indagini sul “Wifi-gate” in Europa e negli Stati Uniti: negli Usa alcuni cittadini si sono rivolti al tribunale per sapere se la vettura di Google utilizzate per scattare le immagini delle mappe di Street View ha catturato dati trasmessi attraverso le loro reti wifi domestiche non protette da password.
Per adesso non va meglio in Medio Oriente e in Cina. La Turchia ha bandito l’accesso a Google e al suo network di servizi online (come YouTube): è una misura drastica, un improvviso giro di vite nelle politiche per il mondo online di Ankara, anche se da tempo il sito di videosharing era stato censurato. Pechino, invece, tace. Il motore di ricerca di Mountain View convoglia gli utenti sui server di Hong Kong. Le autorità cinesi per adesso hanno tollerato. Più che al mercato online, Google sembra puntare soprattutto alla telefonia mobile con il sistema operativo Android, grazie agli accordi con multinazionali hitech di Taiwan (per esempio, Htc) e della Corea del Sud (Samsung). L’Africa resta un terreno fertile. E la Coppa del mondo ha alimentato l’interesse per il mondo online. E il cellulare si conferma la porta di accesso a internet nel continente con la crescita demografica più elevata.

(image credits: tshein)