Proibire ai dipendenti l’uso dei social network sul posto di lavoro non solo è controproducente ma, anzi, nel lungo periodo potrebbe danneggiare l’azienda riducendo la comunicazione tra i lavoratori. Lo sostiene una ricerca Demos, secondo cui i nuovi strumenti di comunicazione 2.0 favoriscono il business perché incoraggiano i membri di uno staff a collaborare.
A descrivere queste tendenze sono Peter Bradwell e Richard Reeves, in forze alla Demos, nel loro “Network Citizens: Power and Responsibility at Work” dove segnalano come “nel contesto lavorativo la distinzione tra relazione personale e vita professionale sta diventando sempre più difficile da mantenere”.
Se prima si pensava che i nuovi strumenti di comunicazione, e con loro l’infiltrarsi della vita privata nell’attività professionale, intralciassero il rendimento dei dipendenti, oggi si sottolinea invece il loro valore a sostegno del business: “abbiamo superato - si legge nel testo - lo stadio di cieco entusiasmo” per la novità rappresentata dal networking sociale e ci stiamo muovendo “verso la comprensione del potenziale della tecnologia”.
Insomma, ridurre le restrizioni in un’azienda potrebbe portare a risvolti negativi. E’ tuttavia bene ricordare che, al netto dei numerosi vantaggi descritti, esiste anche un “lato oscuro” che va gestito. Come suggerisce Robert Ainger di Orange Business UK (società che ha preso parte allo studio), si deve cioè cercare di disciplinare la diffusione del social networking in ambito business avendo allo stesso tempo cura di non soffocarlo.
4 December 2008 - 11:30 pm
[...] dei social network nei luoghi di lavoro. A mente fredda, segnalo un interessante post apparso sul Club dei Media Sociali che cita una ricerca di Demos, think tank londinese che ho avuto la fortuna di consocere da vicino. [...]