Il crowdsourcing è uno dei modelli di produzione del valore più comuni sulla rete e, grazie ai social network e ai nuovi strumenti oggi disponibili, si sta ormai diffondendo in molti settori diversi. Un’interessante testimonianza, pubblicata dal sito tedesco Computerwoche, è quella di Ghassan Haddad, direttore dell’internazionalizzazione di Facebook, che ha applicato con successo il crowdsourcing al processo di localizzazione del social network, oggi disponibile in oltre 64 lingue diverse. Haddad afferma che sin dal 2007, anno in cui Facebook cominciò la sua forte crescita a livello mondiale, il management si preoccupò di individuare un modello di traduzione efficace che oltrepassasse la tradizionale consulenza delle agenzie specializzate nelle localizzazione, soluzione considerata non abbastanza pratica. Data la natura del servizio da localizzare e la necessità di una perfetta conoscenza della piattaforma, il crowdsourcing fu la scelta più naturale, che provocò una risposta della community veloce e qualitativamente di buon livello.
Per poter raccogliere ed organizzare i contributi di tutti i partecipanti Facebook realizzò la “Translation application” applicazione che doveva permettere agli utilizzatori una traduzione semplice, veloce e accurata, in grado inoltre di minimizzare l’incidenza degli errori e dei tentativi di sabotaggio. L’applicazione è stata oggetto di continui miglioramenti nel corso degli anni da parte degli ingegneri di Facebook e anche oggi è utilizzata per ampliare ulteriormente il numero di lingue supportate. Automatizzare e semplificare il processo di traduzione e invio del contributo è stata un’esigenza fondamentale se si pensa che solo l’interfaccia utente principale di Facebook è composta da oltre 38.000 stringhe (all’incirca 230.000 parole) e altri contenuti aggiungono ulteriori 150.000 parole alla mole di testo da tradurre.
Interessanti le considerazioni di Haddad riguardo il controllo della qualità delle traduzioni realizzate in crowdsourcing e i tempi richiesti per lo svolgimento del lavoro. Tutte le traduzioni rilasciate al pubblico come definitive vengono sempre precedentemente sottoposte a controlli di qualità da parte dei traduttori migliori della community o da professionisti del settore. Lo sforzo richiesto per il controllo qualità dipende dalla complessità della lingua e dal livello di partecipazione della community. Per le lingue più importanti, come ad esempio il tedesco, il francese e lo spagnolo, sono generalmente richieste due settimane di lavoro di traduzione da parte della community e altre due per il controllo qualità. Le lingue meno popolari possono richiedere più tempo a seconda del livello di partecipazione, elemento anch’esso molto variabile da una lingua ad un’altra. Si è passati infatti dagli oltre 30.000 partecipanti alla traduzione turca ai 1000 delle lingue minori, passando per i 15.000 dell’edizione francese e i 5.000 di quella tedesca.
Haddad conclude individuando i punti chiave che possono influenzare il successo della traduzione in crowdsourcing di un servizio o di un prodotto, ovvero:
• l’ampiezza della community;
• la voglia degli utenti di vedere il prodotto/servizio tradotto nella loro lingua madre;
• gli incentivi (non economici) offerti ai partecipanti al progetto;
• la tecnologia utilizzata per facilitare il processo;
• le persone coinvolte nella gestione del progetto.
2 September 2009 - 9:23 am
[...] modello richiedendo l’aiuto del popolo della rete, come abbiamo visto ad esempio nei casi di Facebook e Virgin America. Henry Jenkins segnala dal suo blog un documento di Daren C. Brabham, dottorando [...]
22 September 2009 - 7:30 am
[...] di modello richiedendo l’aiuto del popolo della rete, come abbiamo visto ad esempio nei casi di Facebook e Virgin America. Henry Jenkins segnala dal suo blog un documento di Daren C. Brabham, dottorando [...]