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Modelli di business delle startup 2.0: cinque possibili strade

Uno dei momenti fondamentali della creazione di una nuova impresa è la scelta del modello di business che sarà alla base della sua attività. Le startup che oggi decidono di debuttare nell’affollato mercato dei media sociali hanno a disposizione diversi tipi di revenue model che, a seconda dei casi, possono far generare ricavi sin dalle prime fasi di vita dell’azienda. Jun Loayza, presidente di Socialmediamarketing.com, descrive dalle pagine di Mashable i business model più comuni che un’impresa 2.0 può scegliere per creare un’attività profittevole. Nei primi anni del boom di Internet il modello di business più di successo (se non l’unico) era, secondo Loayza, quello basato sulla realizzazione di un sito in grado di generare alti volumi di traffico, da riempire successivamente di annunci pubblicitari in grado di monetizzare le visite ricevute. Oggi le aziende che operano nel campo dei social media hanno a disposizione diversi business model da utilizzare, molto spesso riconducibili a 5 tipi principali.

Freemium
Questo modello è basato sull’offerta di un servizio di base gratuito affiancato da un servizio premium che offre funzionalità avanzate, riservato agli utenti paganti. La criticità principale di questa opzione risiede nel bilanciamento dell’offerta gratuita rispetto a quella a pagamento. L’azienda deve essere in grado di fornire feature aggiuntive a pagamento che riescano ad attrarre il maggior numero possibile di utenti verso l’utilizzo del servizio premium. Esempi di aziende che utilizzano il freemium sono Flickr e Linkedin. Marcus Nelson, fondatore di UserVoice, ha affermato che, rispetto ai servizi offerti dalla sua azienda, il tasso di conversione degli utenti dal piano basic gratuito a quello premium è del 5% (su 16.652 utenti rilevati a giugno 2009).

Affiliazione
I ricavi generati da questo modello derivano dall’indirizzamento di traffico ai siti web di aziende affiliate. I siti o i blog che generano grandi volumi di visite riusciranno a monetizzare molto rapidamente, pur in presenza di bassi tassi di conversione rispetto alla creazione di traffico qualificato. In un anno dall’apertura del suo blog Illuminated Mind, Jonathan Mead è riuscito a generare abbastanza ricavi dai link di affiliazione da poter lasciare il suo lavoro e dedicarsi al suo blog a tempo pieno. Secondo Mead, che afferma di ottenere ricavi medi oscillanti tra i 2000 e i 3000 dollari al mese, il modo migliore per avere successo è quello di identificare una nicchia di utenti con interessi specifici, guadagnarsi la loro fiducia, presentare link sempre coerenti con il tema del blog e con gli interessi degli utenti e infine scrivere dei testi che siano in grado di attirare l’attenzione e coinvolgere i propri lettori.

Sottoscrizione
Il modello a sottoscrizione richiede all’utente il pagamento di un abbonamento (in genere mensile o annuo) per accedere al prodotto o al servizio. Un esempio è Label 2.0, una vera e propria scuola di marketing per musicisti che insegna come utilizzare al meglio gli strumenti online per promuovere le produzioni, trovare nuovi fan e orientarsi con più consapevolezza nel business della musica. Gli utenti di Label 2.0 possono sottoscrivere piani mensili per 50 dollari oppure annuali per 400 dollari. Secondo Greg Rollet, il fondatore dell’azienda, i maggiori ostacoli per un modello a sottoscrizione sono:

  • Il prezzo, soprattutto quando si cerca di modificare i comportamenti di utenti abituati ad usufruire, in rete, di servizi gratuiti.
  • Gli stereotipi. Nel caso di Label 2.0 i musicisti non si percepiscono anche come uomini di marketing, mancando delle capacità di auto promozione utili ad allargare la loro base di fan e a far crescere il loro business.
  • L’elevato tasso di abbandono, a cui i fornitori del servizio devono rispondere offrendo sempre nuove attività in grado di coinvolgere gli utenti, caratteristiche innovative e funzionalità aggiuntive.

Beni Virtuali
Questo modello prevede l’acquisto di beni virtuali da parte degli utenti come, ad esempio all’interno di videogiochi, regali, armi, miglioramenti punti etc. I Facebook Gifts rientrano in questa categoria. I beni virtuali possono essere di qualsiasi tipo e il loro vantaggio principale è l’alto margine di guadagno che procurano, considerando il costo, costituito dalla banda per erogarli, prossimo allo zero. Secondo Ali Moliz di Peanut Labs, società specializzata nei beni e nelle valute virtuali, il margine di guadagno per le società specializzate in gaming online è infatti di circa il 90%.

Pubblicità
Il modello tradizionale, basato sulla vendita di spazi pubblicitari sul proprio sito, il cui valore dipende dai volumi di traffico generati dal sito stesso e dalla capacità di fornire agli inserzionisti quanti più dati possibili circa i visitatori (età, sesso, località di provenienza, interessi etc.).

Secondo Jun Loayza, infine, è importante avere in mente il business model della propria impresa sin dall’inizio, fatte salve le modifiche e gli aggiustamenti necessari dettati dallo sviluppo e dalla crescita della startup.

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