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I governi come piattaforme: una ricetta per il successo del Government 2.0

La scorsa settimana abbiamo visto come il crowdsourcing, uno dei modelli di creazione del valore più diffusi in rete, stia cominciando ad essere applicato con successo anche al settore dell’amministrazione pubblica. Dalle pagine di TechCrunch Tim O’Reilly affronta proprio il tema del Government 2.0, presentando alcune delle iniziative più meritevoli e delineando le prospettive di sviluppo future del settore.
Innanzitutto il segreto più importante per mettere in atto iniziative di Government 2.0 di successo è quello di pensare al governo come una piattaforma. Per avvalorare questa tesi O’Reilly porta come esempio il settore privato dell’industria tecnologica: ogni grande player degli ultimi anni ha costruito il suo successo attorno ad una piattaforma, a un qualcosa che ha aperto possibilità di sviluppo per soggetti terzi, moltiplicando così l’impatto globale della piattaforma stessa. Microsoft ha fatto entrare un pc “in ogni scrivania di ogni casa”, Google ha permesso la nascita di migliaia di startup i cui ricavi derivano dalla pubblicità, Apple ha rivoluzionato il mercato della telefonia mobile proponendo attraverso il suo App Store online migliaia di applicazioni per IPhone sviluppate da programmatori in ogni angolo del mondo. In tutti questi casi le piattaforme hanno creato opportunità per altri soggetti.
Il governo americano sta iniziando a muoversi in questa direzione. Uno dei primi esempi è il sito data.gov, basato sull’idea che le agenzie governative non dovrebbero solo fornire siti web ai cittadini, ma anche e soprattutto servizi web. Questi servizi diventano così a tutti gli effetti il software development kit del governo, che può costruire dei programmi attraverso delle API, dando poi ai cittadini e alle imprese la possibilità di sviluppare nuove applicazioni a partire da questa base comune. Alcuni esempi di integrazione tra informazioni governative e sviluppo di applicazioni da parte dei privati risalgono addirittura al 2005, come chicagocrime.org (ora incorporato all’interno di everyblock.com) il secondo mash-up di Google Maps di sempre, che dimostrò quanto valore si potesse creare geo referenziando dati governativi su una mappa. Altro esempio è Openstreetmap, progetto basato sul crowdsourcing per la creazione di mappe gratuite.
Negli Stati Uniti cominciano a manifestarsi delle iniziative formali e strutturate per la creazione di un ecosistema di applicazioni a livello locale, statale e federale, attraverso contest come “Apps for Democracy” e “Apps for America” e summit come il “Gov 2.0 Expo Showcase” e “Gov 2.0 Summit”, che si terranno questa settimana a Washington. Questi incontri vedranno la partecipazione delle maggiori personalità dell’industria tecnologica (ad esempio Vint Cerf, inventore del protocollo TCP/IP e Jack Dorsey, fondatore di Twitter) e dei responsabili delle strategie internet del governo americano.
Secondo O’Reilly la “killer app” in grado di far sviluppare ulteriormente le iniziative di Gov 2.0 c’è già: la geolocalizzazione tramite GPS. Il Global Positioning System è infatti un esempio di come una piattaforma nata a livello governativo per scopi militari abbia garantito successivamente uno sviluppo innovativo del settore privato. La creazione di programmi legati a questo tipo di tecnologia ha però portato, anche negli Stati Uniti, a problemi riguardo il possesso dei dati, come ad esempio nel caso della New York Metropolitan Transportation Authority, che ha intimato la cessazione del servizio dell’applicazione per IPhone StationStops.
Scott Heiferman, fondatore di meetup.com, sottolinea però come il concetto di “government as platform” debba andare ben oltre il mondo dell’information technology. Meetup.com, ad esempio, è una piattaforma che gli utenti possono utilizzare in molti modi diversi, alcuni dei quali notevoli dal punto di vista dell’impegno civico. Tramite il sito, infatti, sono state organizzate diversi iniziative per ripulire parchi, spiagge e strade, oltre all’individuazione e alla risoluzione di piccoli problemi di natura locale.
Secondo O’Reilly uno dei problemi che ostacolano lo sviluppo del Gov 2.0 è anche il modo in cui le persone pensano al funzionamento della macchina statale. Oggi il governo viene visto come una sorta di “macchinetta eroga-servizi”. I cittadini pagano le tasse e si aspettano determinati risultati come ad esempio la costruzione di strade, ponti, ospedali e un sistema di polizia efficiente. Quando questi servizi non funzionano come dovrebbero, scattano le proteste. Quello che un servizio come meetup.com insegna, invece, è che il coinvolgimento dei cittadini dovrebbe comprendere non solo le loro voci, ma anche le loro azioni, quello che Scott Heiferman chiama “Do it Ourselves”.
O’Reilly conclude quindi affermando che oggi i governi hanno una grande opportunità da cogliere: quella di trasformarsi in fornitori di piattaforme, in grado di porsi come il motore principale capace di stimolare e organizzare la partecipazione civile da parte di tutti i cittadini.

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