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Discussione dal gruppo Cdms su Linkedin: I social media possono essere utili per le piccole imprese?

Nelle ultime ore si è sviluppata una interessante conversazione sul gruppo Linkedin del Club dei media sociali riguardante il rapporto tra le piccole e medie imprese e i social media.

Marino Fadda ha infatti citato due ricerche di Citibank Small Business e McKinsey che evidenziano come i social media siano poco o per nulla utilizzati dalle piccole e medie imprese.

Le PMI utilizzano poco i social media e non li trovano in genere utili per generare business leads o espandere il loro business. Il 42% degli intervistati ha fatto uso soprattutto dei siti aziendali per generare business leads e vendite. Questo risultato è in linea con una recente indagine realizzata dalla McKinsey & C - che ha evidenziato come il Web 2.0 sia più adatto alle grandi imprese…“.

Emanuele Quintarelli, invece, ritiene che esistano dei casi interessanti che dimostrano le potenzialità dei social media anche per le PMI italiane.

…Guardando tutti i report internazionali che conosco (Forrester, Gartner, IDC), in effetti per ragioni strutturali il vantaggio maggiore viene valutato sulla grande o grandissima azienda, ma a me viene il dubbio che ci sia qualcosa in più da considerare.

Esistono ormai casi come Lago, Project Group ed altri che mostrano chiaramente le enormi potenzialità dei social media (ma più in generale parlerei di Enterprise 2.0 perchè si va a toccare anche i processi e lo stesso tessuto organizzativo) sulla piccola e media impresa italiana, con riscontri importanti in termini di riduzione dei costi, visibilità, miglioramento della relazione con il cliente, supporto, innovazione. Più in generale anche la piccola e piccolissima azienda ha il problema della capitalizzazione della conoscenza, della trovabilità degli asset informazionali nel tempo, della collaborazione eventualmente in mobilità, dell’interazioni con i partner esterni, del dialogo con media e clienti.Tutti temi che possono oggi essere attaccati con piccoli investimenti, ma certamente con un giusto effort culturale.

Per Luca Boccianti il problema risiede nelle risorse umane impiegate nelle PMI.
“… salvo poche eccezioni, nelle PMI finiscono a lavorare persone meno adatte all’innovazione le quali sono poi guidate da persone ancor più deficitarie…”

Simone Di Gregorio ritiene invece che le PMI italiane possano vantare diversi punti di forza nel mercato internazionale.

“…Oltre il 90% delle aziende italiane sono Pmi, eppure la nostra e’ una delle piu’ forti industrie europee e del mondo…per una miriade di prodotti e settori ci giochiamo il primato con Francia, Germania e poco altro. Cio’ vuol dire che nelle nostre Pmi non c’ e’ tutta questo approccio approssimativo…nei confronti della selezione del personale e anche nei confronti della comunicazione…altrimenti non ci sarebbero clienti e quindi vendite. Perdonami, non voglio fare il bacchettone ma e’ un argomento a cui tengo molto…si tende troppo spesso a evidenziare quanto nelle nostre Pmi non va’, tralasciando i punti di forza…
Che poi il Web 2.0 sia poco o nulla praticato questo e’ fuori discussione. Servirebbe da parte dei nostri imprenditori un’ attenzione maggiore alle “cose moderne”…ed i primi a beneficiarne sarebbero loro stessi ed il loro business.

Emanuele Quintarelli ritorna poi sul caso Lago e sul tema del commitment del management.

“…Lago sta lavorando sui social media e più generale sull’Enterprise 2.0 ormai dal 2006 sia sull’interno, che sull’esterno (clienti e rivenditori). Sull’interno hanno appena ricevuto l’ICT Award a livello nazionale da SMAU proprio per il progetto di Intranet 2.0 di cui scrivevo. Chiaramente avendo fatto tante cose, nei convegni cerchiamo di farle raccontare un pò tutte nel poco tempo disponibile :)

Il tema del committment è assolutamente centrale, non solamente per ottenere il progetto (questo vale per i consulenti come per i manager interni), ma anche poi per raggiungere concretamente gli obiettivi che l’azienda si aspetta.

A mio avviso il management banalmente non partecipa perchè non vede i social media come una priorità. Ciò è dovuto ad una ignoranza sui potenziali ritorni e sulla portata strategica dei nuovi approcci, ma è spesso anche dovuto ad una nostra incapacità come consulenti nel far arrivare i messaggi giusti, mostrare una metodologia di provata efficacia, esperienze tangibili, framework di misurazione degli outcome, riflessioni approfondite sugli impatti a livello di processi, cultura e meccanismi di governance.

Nella mia esperienza, aldilà delle inevitabili resistenze iniziali dovuti ad una umana inerzia verso il cambiamento, gli executive partecipano se:
- è chiaro cosa porteranno a casa
- si sono sentiti gli owner del progetto
- sono stati esplicitati ed affrontati rischi ed impatti
- il progetto è tagliato sulle loro esigenze e modalità di lavoro delle persone

Tutti questi passaggi non nascono per caso, ma ovviamente richiedono tempo ed impegno.

Per Marina Coggi il processo di modernizzazione delle PMI italiane richiederà ancora molto tempo.

“…Nelle PMI italiane la struttura gerarchica è ancora molto rigida e sappiamo bene come il web 2.0 vada a impattare su questa organizzazione: l’adozione di un progetto 2.0 è il primo passo di un processo di trasformazione interno molto lungo. Accogliamolo con gioia ma prepariamoci a lavorare sodo perché il progetto continui a crescere e funzionare.”

Riguardo l’utilizzo dei social media da parte degli uomini di marketing, Marino Fadda afferma che la conoscenza di questi strumenti è ancora troppo scarsa.

Aggiungo che è stata anche verificata una clamorosa assenza da parte dei responsabili marketing. Il risultato di diverse indagini dimostra che esiste ancora una certa riluttanza e una scarsa conoscenza degli strumenti del Web 2.0 tra gli uomini di marketing, i quali preferiscono affidarsi agli strumenti tradizionali, ai quali destinano quasi tutto il loro budget…

Mentre, secondo Emanuele Quintarelli, questi dati non sono poi così sorprendenti.

“…Non possiamo dare scontato o pretendere che il marketing debba conoscere ed usare i social media o che i social media siano la risposta a tutti i problemi del marketing. Alcune persone sono naturalmente più predisposte di altre ad intercettare le novità, ma a mio avviso sta anche alla nostra abilità di consulenti far capire al marketing (o agli altri referenti) il vantaggio concreto e tangibile che si ha nello spostare il budget in aree nuove. Nella mia esperienza questo è oggi molto raro. Se questo messaggio arrivasse chiaramente, nessun manager avveduto direbbe di no.

Per poter seguire gli sviluppi di questo interessante dibattito e partecipare alla conversazione vi invitiamo ad iscrivervi al gruppo del Club dei media sociali su Linkedin.

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