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Editoria 2.0: come cambia la piattaforma del quotidiano

Cosa succede nel mondo dell’editoria online, professionale e amatoriale? Le ultime statistiche di ComScore rivelano che negli Stati Uniti le persone che visitano i siti di classified (cioè di annunci economici) e Craigslist crescono più rapidamente dei lettori online di quotidiani: l’aumento rispetto al 2008 è del 32% per Craigslist, del 12,3% per la categoria di classified e del 4,3% per i giornali. In particolare, l’audience del sito più celebre di inserzioni gratuite è pari al 59% del pubblico dei quotidiani.

Comscore

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Notevole il balzo in avanti dell’Huffington Post: attraverso la veste grafica (e la piattaforma software) di blog, ha rinnovato lo stile e i contenuti dell’informazione politica e di intrattenimento. Risultato? Il 62% di visitatori in più. Ha attratto rapidamente l’attenzione dei lettori, grazie anche alla diffusione dei suoi contenuti attraverso social media: ha più canali su twitter (personali e redazionali): ultimamente, poi, è integrato con Facebook connect. La sua fondatrice, Arianna Huffington, è stata accolta a Washington dai parlamentari Usa come analista per descrivere il percorso dell’editoria su internet.
Le scelte del pubblico inducono a riflettere sul modello di business per l’editoria online, supportata prevalentemente da pubblicità. Eppure per le notizie generaliste la maggior parte del pubblico non sembra disposto a pagare: lo conferma un sondaggio nel Regno Unito secondo cui il 74% degli intervistati non sborserebbe una sterlina se il suo sito di news decidesse di vendere le notizie (erigendo, come scrivono gli autori inglesi, un “paywall”) (via Luca Lani). Ma per quali contenuti si è disposti a mettere mano alla carta di credito (o prepagata)? Alan Mutter propone una mappa per definire gli aspetti delle notizie che potrebbero essere “monetizzabili”: unicità, routine, tempo, business, target, intrattenimento, local, shopping. Resta da capire l’esatta miscela tra le caratteristiche descritte da Mutter.
Da tempo i lettori sono abituati a cercare informazioni utilizzando più strumenti durante la giornata, sfruttando la convergenza dei contenuti che circolano tra display differenti (carta, televisione, web, cellulari). Un sondaggio della Pricewaterhouse Cooper (Pwc) su 4900 persone in undici nazioni (Italia inclusa) sottolinea che soltanto il 5% delle persone utilizza unicamente internet come fonte delle notizie (via Giuseppe Granieri). Flessibilità, disponibilità di video e un rapido sommario sono alcuni tra i motivi principali per la scelta del web. In particolare, secondo Pwc, il 62% del campione è disposto a pagare un’informazione di alta qualità sul web, soprattutto per notizie economiche e sportive. Cellulari e lettori digitali (come Kindle di Amazon), invece, sono una frontiera ancora da esplorare nel designe dei contenuti, ma i principali limiti restano la difficoltà di leggere sui display degli smarthphone e la scarsa confidenza con l’epaper. Secondo l’Economist, in generale, è in crisi il “conventional news package” (l’archivio della rivista inglese è tornato a pagamento).
L’accesso di massa a internet ha facilitato la diffusione del blogging, un’attività che alimenta figura ibride di lettori/produttori di notizie. Professionisti e amatoriali. Di recente è stato pubblicato l’ultimo report di Technorati (uno dei primi motori di ricerca per blog) che analizza lo “State of blogospere”: un sondaggio su 2900 persone mostra che il 72% dei blogger scrivono per esprimere sé stessi. Tra i professionisti, poi, la dedizione estrema al blog è limitata: solo il 10% supera le 40 ore settimanali. Il 70% dei blog cita un brand nei post. Non stupisce l’opinione su twitter: è considerato il principale strumento di diffusione dei contenuti online.

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