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Kindle in Europa: la sfida della libreria che diventa editore globale

L’annuncio di Jeff Bezos, fondatore della libreria online Amazon, è ufficiale: Kindle sbarca in Europa tra due settimane a un prezzo inferiore rispetto agli Stati Uniti, 259 dollari (circa 175 euro). Ha un display di 15 centimetri, grande più o meno quanto la pagina di un libro tascabile. Per adesso, Kindle è riuscito ad allargare la platea di lettori: Bezos dice che su ogni cento volumi venduti, 48 sono in versione digitale per il suo ereader. Il lettore di ebook, infatti, ha anche un fratello maggiore, Kindle DX. La principale differenza è nel display, ampio quanto la pagina di un quotidiano in formato tabloid. Dovrebbe arrivare in Europa a partire dall’anno prossimo, entrando a pieno titolo nel dibattito sul futuro del giornalismo e della carta stampata.Kindle

L’arrivo di Kindle è strettamente legato allo sviluppo dell’editoria digitale: se il pubblico di Amazon è aumentato grazie al display elettronico portatile, infatti, è altrettanto vero che non può leggere volumi venduti da altre librerie. Vive in un “giardino recintato” (walled garden) come osservano gli analisti inglesi, alla pari degli utenti di Facebook. Di recente, poi, Amazon ha fondato con Microsoft e Yahoo la Open Book Alliance: è un accordo strategico per “copiare” dalle biblioteche pubbliche i volumi (spesso in pubblico dominio, cioè non più tutelati dal diritto d’autore) abbandonati su scaffali polverosi. Il grande rivale è Google che ha già scansito e pubblicato dieci milioni di volumi, disponibili online. La posta in gioco, il piatto che fa gola a tutti sono le opere orfane (volumi protetti dal diritto d’autore, ma di cui non è possibile rintracciare l’autore o gli aventi diritto) e i libri fuori commercio negli Stati Uniti.  Tutte opere che sonnecchiano nelle biblioteche in attesa di arrivare sul web. L’Europa, al momento, è fuori dai giochi per accordi vincolanti nelle singole nazioni.

La trasformazione di Amazon, quindi, accellera: da libreria online diventa un editore globale. Ma non solo: l’azienda di Jeff Bezos è anche un’immensa community di persone che recensisce libri, scambiandosi consigli su cosa leggere. Una ricchezza che ne aiuta l’espansione su internet. E, inoltre, Amazon fornisce servizi economici avanzati: ha da poco lanciato un sistema per pagamenti direttamente da cellulari, in linea con le decisioni dei principali editori mondiali di promuovere i “micropayments” per l’acquisto di quotidiani, periodici e, più in generale, di notizie. Come, per esempio, ha più volte annunciato Rupert Murdoch, il magnate australiano alla guida di un impero che va da MySpace al Wall streeet journal.

Bezos, però, deve affrontare una concorrenza crescente. Secondo gli analisti di iSuppli, negli Stati Uniti Kindle ha il 45% del mercato, ma il rivale iRex della Sony è a quota 30%. L’azienda giapponese, inoltre, può contare sull’alleanza con Google Book, una biblioteca online ricca di libri gratuti e a pagamento (scaricabili anche in formato pdf dal web). A contendere lo scettro di Bezos, però, negli ultimi mesi si sono radunati anche altri pretendenti. La catena di librerie Barnes&Noble ha annunciato che lancerà un suo ereader, in collaborazione con la taiwanese Plastic Logic. Perfino Mike Arrington, leader carismatico del blog Techcrunch, ha anticipato l’arrivo di un suo ereader, il Crunchpad, simile a un mediaplayer (e dovrebbe permettere la connessione a internet).
La Asus punta, invece, a cambiare le regole della competizione, come ha fatto con i netbook: il suo lettore digitale ha due schermi e si apre come un libro (costo previsto: 163 dollari, cento in meno di Kindle). E la Apple? È disponibile un’applicazione per iphone che consente di accedere a Kindle attraverso l’iphone. Ma Steve Jobs lavora su un progetto ben più ambizioso: l’Apple tablet. Che potrebbe contare sull’integrazione con l’ecosistema della mela di Cupertino, dall’ipod all’iphone.

foto credits: David Sifry by Flickr

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