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Social search: gli esperimenti per i filtri sociali sul web

A piccoli passi Google è sceso in campo per sperimentare progetti di social search. Nelle scorse settimane aveva lanciato sottotono Google Sidewiki, una bacheca collettiva per commentare i siti incontrati durante la navigazione. Poi si è accordato con Twitter per integrare i risultati dei microblog in tempo reale. L’ultimo passo è proprio l’iniziativa Social search: è accessibile attraverso la pagina dei Google Labs e mostra i commenti delle persone su diversi social network, rispetto alle parole chiave: è una sorta di aggregatore che filtra i risultati “socialmente”, attraverso i commenti, le opinioni e le argomentazioni della “parte abitata del web”, quell’insieme di persone che costituiscono il pubblico attivo di internet con blog, messaggi su Twitter, aggiornamenti di Facebook. Come Big G ha scoperto, però, non è semplice costruire uno spazio abitato online: l’enciclopedia Knol (che doveva sfidare Wikipedia attraverso contributi “firmati” e non anonimi) non è decollata, ma è diventata una piattaforma per approfondimenti specialistici (per esempio, sull’influenza suina), nel tentativo di richiamare nicchie specializzate.
Quanto è importante, però, il filtro di informazioni messo in atto dal proprio network di amici e colleghi che esplora il web, seleziona le informazioni e le valuta?
Uno studio di Nielsen (citato da Brian Solis, esperto di webmarketing) sugli strumenti principali per la scoperta di nuovi contenuti ha rilevato (attraverso un campione di 1800 persone) che i social media sono un punto di partenza per il 18% degli intervistati. Quasi un quinto delle persone su internet, dunque, usa come porta d’accesso l’esplorazione del web le reti sociali online (4%), i blog (5%) e Wikipedia (9%).
E gli altri, a chi si affidano? L’11% sceglie fonti di informazione specializzate, il 34% preferisce iniziare la navigazione dai portali (come Yahoo!, il più visitato negli Stati Uniti per cercare notizie) e il 37% usa come trampolino di lancio i motori di ricerca. Anzi, come osserva Solis a partire dalla ricerca Nielsen, le persone tendono a imitare il comportamento online dei loro conoscenti, trasformandone le scelte in un filtro per affrontare l’abbondanza di informazioni sul web.
AardvarkAlcuni imprenditori di internet hanno scommesso su motori di ricerca specializzati in social search. Aardvark ha appena varato online “vark“: l’obiettivo è di fornire risposte a quesiti attraverso l’esplorazione dei propri social network, senza dover fare direttamente la domanda. Una sorta di ricerca integrata che include Twitter, Facebook (attraverso Connect) e altre reti sociali. Per esempio, è utile per domande (poste in linguaggio naturale) come: “Cosa c’è stasera in televisione?”, oppure “Come è finita la partita?”. Per adesso, i limiti principali sono la lingua (è ristretto all’inglese) e la necessità di porre quesiti lunghi. Search Wiki è un altro esperimento sulla medesima scia e permette anche di votare i contenuti, condividerli su Facebook e commentare.
Friendfeed ha funzioni molto interessanti di social search: aggregando i feed (e dunque i contenuti) di network differenti, diventa una preziosa banca dati (foto, video, testi selezionati dagli utenti) che consente di scegliere fra tre opzioni per la ricerca: generica (tra gruppi e amici), negli elenchi (predefiniti dall’utente) oppure restringendo a gruppi o amici specifici. Un componente aggiuntivo per il browser Mozilla Firefox, Feedly, offre un servizio simile a quello proposto da Google Social search, ma collegato a Friendfeed: mostra i post relativi alla parola chiave digitata nel motore di ricerca.

(photo credits: Aardvark)

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