
È la coda lunga delle pagine di fan su Facebook: soltanto poche superano un milione di fan. La maggior parte, invece, è rivolta a nicchie di persone. A esplorare l’universo del social network online è stata un’analisi di Sysomos su 600 mila “fan page”, pubblicata da Techcrunch: più di un terzo delle pagine (77%) ha meno di mille fan. A superare la soglia di 100mila persone è lo 0,76% delle pagine: oltre il traguardo di un milione di utenti la percentuale si riduce allo 0,047% (si tratta di 297 pagine). E’ una distribuzione, dunque, che ricorda la coda lunga, un fenomeno descritto dal direttore di Wired Chris Anderson a proposito dell’economia di internet. Il caso più noto è quello di Amazon: pochi libri (i bestseller) vendono tanto, molti volumi sono acquistati da un numero ristretto di persone (le nicchie): eppure, comparando le vendite, Anderson ha osservato che la quantità totale di libri venduti in poche copie supera i risultati dei bestseller. Le vetrine online delle librerie facilitano l’accesso a gruppi ristretti di persone con differenti esigenze. Nel caso delle pagine di Facebook, però, la differenza nella distribuzione del pubblico è meno accentuata. Le piattaforme di internet, dunque, migliorano l’accesso a informazioni, beni e servizi per nicchie di utenti, elementi che prima, invece, risultavano frammentati in spazi differenti: una sorta di convergenza all’interno di spazi digitali.
Quali sono, però, le categorie principali di fan page? Servizi, ristoranti, negozi, luoghi, musica, star e no profit arrivano tutti al 7% circa del totale dei profili pubblici. Seguono bar (6,9%), film (4%) e sport (4%). In particolare, c’è una differenza con Twitter: la popolarità, nella piattaforma di microblogging, è legata alla frequenza con cui si pubblicano i tweet. Nel caso di Facebook, invece, le pagine sono aggiornate in media ogni due settimane. Ma, allo stesso tempo, è da sottolineare la differente scelta comunicativa nel rapporto con le community dei piccoli marchi, più interessati a coltivare le relazioni con il proprio pubblico e quindi pronti a utilizzare i social media con più continuità.
Eppure il comportamento online delle persone rivela altre differenze rispetto alla vita quotidiana offline: per esempio, secondo un’analisi di Euro Rsgc, il 43% degli utenti di internet negli Stati Uniti si sente meno inibito durante la navigazione sul web (soprattutto nell’età compresa tra i 25 e i 54 anni). Alcune conseguenze? Per la maggior parte (48%) è più semplice incontrare nuove persone. Altri si sentono in grado di fare cose che avrebbero voluto (31,5%). Il 20% si dichiara più interessato ai marchi: in particolare, sono soprattutto gli uomini (24%) a sottolineare la differenza rispetto alla vita online, le donne invece sembrano meno influenzate in questo caso dalle specificità di internet (15%). Pochissimi infatti (appena un quarto del gruppo di intervistati) affermano che non ci sono differenze tra vita online e offline: il 40%, comunque, sostiene che le interazioni tra gruppi sul web possono essere autenticamente sociali.
30 November 2009 - 11:56 am
[...] Via CdMs [...]