A descrivere Scamville (”La città degli inganni”) è stato Mike Arrington, il fondatore di Techcrunch (punto di riferimento per la comunità web 2.0). Il successo di società come Zynga, specializzate nei giochi online su Facebook e altre piattaforme, ha acceso i riflettori su alcuni sistemi poco trasparenti per monetizzare l’attenzione degli utenti. Quali? Farmville è il gioco più famoso di Zynga: è una fattoria da gestire con 62 milioni di iscritti nel mondo. A guardare la classifica delle applicazioni nel social network, Farmville è la più gettonata, seguita a distanza da altre (la seconda, Causes, arriva a 35 milioni).
Per partecipare a Farmville bisogna acquistare attrezzi e altre risorse (sono i “beni virtuali” su cui puntano tutti i social network). Le modalità di pagamento sono due: con la carta di credito (e in questo modo i “virtual goods” diventano un sistema di monetizzazione alternativo e complementare alla pubblicità), oppure guadagnando monete virtuali. Come? Per esempio, rispondendo a un sondaggio. Le domande, scrive Arrington, non contano: alla fine l’utente inserisce dati personali. Ecco il tesoro accumulato dai giochi su Facebook, senza avvisare in modo trasparente i suoi utenti. Si può fare qualcosa? Secondo Arrington le piattaforme potrebbero intervenire, ma sottolinea che l’investimento in pubblicità dei giochi online è notevole.
L’analisi di Techcrunch ha sollevato reazioni immediate. E un dibattito accesso. Il ceo di un’agenzia pubblicitaria di Denver, Dennis Yu, è intervenuto per raccontare alcuni retroscena. Descrivendo un vero e proprio schema che coinvolge inserzioni commerciali, spam e social network. Secondo Yu, “quando una nuova piattaforma apre, i primi a farsi avanti sono gli spammers”: possono lanciare a basso costo l’amo verso un target indistinto. Ma l’arrivo delle agenzie pubblicitarie (interessate a un pubblico localizzato e con interessi esplicitati: il 74% del traffico di Facebook è locale), di fatto, riduce le possibilità per gli spammer di accedere alle inserzioni: i costi aumentano rapidamente. E’ anche una fase in cui, come è accaduto, possono mettersi in moto meccanismi poco trasparenti. Una sorta di interregno dove gli sviluppatori di videogiochi contano sui network di advertising, ma i grandi marchi e politiche più chiare verso i consumatori non sono ancora arrivati. Anche perché, secondo Yu, il pubblico di Facebook non è generalmente interessato ad acquistare nulla, ma può diventare una miniera di informazioni (email, indirizzi, numeri di telefono) per l’advertising, ottenute scaricando una toolbar o partecipando a ogni sorta di quiz e concorsi. Il ceo di Denver ricorda poi che Facebook da solo è un’altra internet che riunisce il 25% delle pageview negli Stati Uniti. E’ un mercato aperto a tutti: in particolare, un ragazzo che frequenta l’università potrebbe guadagnare con un gioco fino a 10mila dollari in un fine settimana.
Se per Yu l’evoluzione delle piattaforme ridurrà le opportunità per gli spammers, è più drastico James Hong, ceo di HotorNot, intervenuto di recente su Techcrunch. Ha ricordato che la sua agenzia di pubblicità ha abbandonato “Scamville” perché non ne valeva la pena: “La nostra impressione era che usare offerte truffaldine avrebbe portato molti soldi nel breve periodo, ma avrebbe rovinato la credibilità rispetto alla base di utenti”, ha scritto Hong.
9 November 2009 - 10:46 am
[...] E Facebook sospende altri due network pubblicitari sulla sua piattaforma. Tutto è iniziato una settimana fa, quando Techrunch ha rivelato che i giochi sul social network (come Farmville, la fattoria abitata [...]