Cosa pensano i gestori dei social network sulle loro fonti di guadagno? Un sondaggio della società d’analisi eMarketer mostra che la pubblicità online non è ritenuta il sistema più efficace per monetizzare i contenuti pubblicati dai membri della rete sociale. Il 45% degli intervistati, infatti, pensa che sarà il modello freemium ad alimentare la cassa dei social network: accesso gratutito per il pubblico e servizi a pagamento. Al secondo posto le inserzioni mirate (targeted ads, 20%) e sul terzo gradino i sondaggi di opinione (9%). Ma altre idee sui modelli di business raccolgono consensi: accesso agli sviluppatori di terze parti per applicazioni (sul modello Apple Store, 7%), l’abbonamento (7%), sponsorizzazione privata (4%), vendita di metadati (4%), pubblicità tradizionale (come i banner, 3%).
Quali sono i casi di successo? Su Facebook, per esempio, sono decollati giochi come Farmville (60 milioni di utenti nel mondo) che prevedono l’acquisto di beni virtuali utili per le necessità della fattoria (zappe, semi) o sistemi alternativi per guadagnare “monete virtuali”. Altre reti sociali puntano sui servizi per nicchie di professionisti, come Linkedin e Xing (per esempio, la ricerca di contatti, curriculum e posizioni lavorative)
. Il modello definito “freemium” per internet è stato teorizzato da Chris Anderson, direttore di Wired, nel suo libro “Free. The future of a radical practice”, un’analisi della simbiosi tra economia del gratuito e altri modelli di business. Nell’editoria online emergono posizioni differenti dall’idea di Rupert Murdoch, fondatore di News Corp (e dunque proprietario di MySpace), di far pagare l’accesso anche al pubblico generalista. “Pensiamo che la maggior parte degli editori seguiranno la strategia freemium: forse il 90% dei visitatori continuerà ad avere un accesso gratuito”, ha detto Gordon Crovitz, ex giornalista del Wall Street Journal che dirige la società di consulenza Journalism Online. Precisando: “Ma la domanda è quale livello di accesso pagherà il 10% più interessato? Quella parte può diventare un elemento decisivo di una nuova fonte di guadagno. Molti siti che hanno adottato un modello freemium non hanno perdite nell’advertising: anzi, alcuni hanno visto un aumento del fatturato perché gli inserzionisti sono contenti di raggiungere i lettori che hanno pagato”. Gli fa eco Frederic Filoux di Schibsted: “Il dna di internet è che il contenuto deve essere gratuito…ma si possono aggiungere servizi a pagamento, come un motore di ricerca che, per ricerche approfondiate, costi un euro al mese”.
I sistemi di pagamento online si perfezionano, cercando soluzioni più flessibili: Paypal da domani apre la sua piattaforma a sviluppatori di terze parti. Nel 2008, infatti, le transazioni attraverso il borsellino elettronico non derivanti da eBay hanno superato il numero di quelle arrivate dal sito di aste online: un indicatore della progressiva indipendenza di Paypal (che nel 2008 ha guadagnato 688 milioni di dollari, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente) da eBay. Quali sono, però, le principali barriere per l’accesso all’ecommerce da parte degli utenti? Secondo iPerception, il principale ostacolo è quello di non trovare ciò che si sta cercando, come risponde il 34% delle persone. Gli altri motivi sono il prezzo (13%), la usability del sito (13%), le policy di consegna (9%), scarsità di varietà dell’offerta (8%), poche informazioni per il prodotto (8%), la disponibilità del prodotto (7%).
(image credits: eMarketer)