Tre milioni di download in un anno e mezzo. L’applicazione gratuita per leggere il New York Times da iPhone non è passata inosservata. E ha generato un traffico di 75 milioni di pagine viste lo scorso dicembre. Il quotidiano degli Stati Uniti ha appena annunciato un utile per il 2009 (19 milioni di dollari, rispetto alla perdita di 58 milioni nel 2008), grazie alla pubblicità online. L’accesso all’informazione attraverso le applicazioni ha un ampio pubblico: ai mass media (come il gruppo Fox) si affiancano gli aggregatori online (per esempio, Yahoo news). Nella ricerca di un modello di business per il giornalismo su internet, le apps hanno dimostrato una risposta. Dove pochi avrebbero scommesso. Uniscono la possibilità di ricevere aggiornamenti a portata di mano e semplificare il flusso di informazioni, rispondendo alle esigenze di chi accede a internet da cellulare: spesso si tratta di persone che non hanno bisogno della navigazione casuale, ma sanno già cosa cercare.
Le frontiere di sviluppo per le applicazioni puntano anche verso il settore enterprise: secondo Idc nel 2010 le aziende (incluse piccole e medie imprese) continueranno a spostare le loro attività su piattaforme mobili. E cercheranno soluzioni per il lavoro a distanza dei dipendenti. Di recente, per esempio, Google ha rilanciato le applicazioni business attraverso accordi con sviluppatori di terze parti per ampliare l’offerta in vetrina. E Buzz (il social netwok legato al servizio di posta elettronica Gmail, accessibile da iPhone e Android) è diretto anche al pubblico professionale: le attese per l’evoluzione del settore enterprise a Mountain View non sono poche. Secondo Gartner, le applicazioni sono state scaricate 2,5 miliardi di volte nel 2009: nel 2010 saranno spesi 6 miliardi di dollari per l’acquisto di apps. Entro l’anno la società d’analisi prevede che i download saliranno a 4,5 miliardi, e otto applicazioni su dieci saranno gratuite. Si tratta di un mercato dove è applicabile il modello freemium, ipotizzato da Chris Anderson, direttore di Wired: un’ibridazione tra beni e servizi senza costi per gli utenti (testi, immagini, video, suoni) con differenti opportunità di remunerazione (come la pubblicità e offerte premium).