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Minoranze attive e spettatori: le anime di twitter

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Due minoranze attive e una maggioranza di spettatori: il pubblico di twitter in Gran Bretagna è stato analizzato da Nielsen a seconda del tempo impegnato sul social network. Il 7% delle persone trascorre in media sul microblog sei ore al mese. Il 26% resta connesso con twitter da 5 a 60 minuti e gran parte degli utenti dà una rapida occhiata ogni tanto: il 67% del pubblico, infatti, resta meno di 5 minuti al mese. La partecipazione del 7% di utenti diventa rilevante andando a valutarne il peso sul tempo totale trascorso dal pubblico sui microblog: è una nicchia di persone che raggiunge il 79% del tempo totale su twitter.
Ma la minoranza attiva di utenti ha anche un ruolo decisivo nella crescita dei cinguettii (tweet): una ricerca della società d’analisi Sysomos (su un gruppo di 11,5 milioni di iscritti) ha evidenziato che il 5% delle persone sul microblog pubblica il 75% dei contenuti. Commenti, opinioni e link provengono, dunque, da un gruppo ristretto di persone, ma impegnato nella condivisione di informazioni. Gli altri utenti sono l’audience del social network, come spettatori della televisione che fanno zapping, mettendo in circolazione i contenuti (per esempio, attraverso il retweet). Le rilevazioni di Nielsen su twitter non si discostano dalle abitudini di uso per molte reti sociali online e per Wikipedia. Le persone che contribuiscono all’enciclopedia online sono circa 800 mila nel mondo: anche in questo caso, una minoranza rispetto agli utenti unici che ogni mese leggono le voci di Wikipedia. Tra le reti sociali online, invece, il 3% degli utenti di MySpace raggiunge il 63% del tempo trascorso sulle pagine del social network.
Il ruolo delle minoranze attive era già stato osservato nei primi anni di crescita del web 2.0. Nel 2006 Jacob Nielsen, in un articolo intitolato Partecipation inequality. Encouraging more users to contribute” aveva evidenziato una tendenza per i wiki (le piattaforme tecnologiche per la cooperazione alla base di Wikipedia) che è diventata una chiave di lettura per le community sul web: “90-9-1″. Il 90% degli utenti costituisce un pubblico “passivo”: sono soprattutto spettatori. Il 9% partecipa saltuariamente. Il cuore dell’attività online è riconducibile all’1% degli iscritti. Sono proporzioni che descrivono la frammentazione in tre grandi gruppi all’interno di ogni community: la loro consistenza cambia a seconda dei social network. Ma il legame tra le differenti “anime” delle community è complesso. Ritornando a twitter, infatti, una ricerca pubblicata sulla rivista online First monday ha evidenziato che è possibile distinguere due fasce di utenti all’interno della cerchia di amicizie (il grafo sociale): una nebulosa di persone (”followers” e “followees”) con molti contatti tra di loro e un piccolo gruppo di amici veri e propri (talvolta poco collegati tra loro). E lo studio ha dimostrato che è la consistenza del secondo gruppo (gli amici) a spingere la partecipazione di un utente: più sono presenti amici, maggiore è il desiderio di condividere idee e commenti.

(photo credits: First monday)

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