
Per il social network MySpace è il momento di scegliere: tra poche settimane scade l’accordo con Google per la gestione della pubblicità all’interno della rete sociale online. L’intesa, siglata tre anni fa, non ha soddisfatto nessuno. Quando MySpace ha firmato, era il più grande social network del mondo, ma la rapida avanzata di Facebook gli ha sottratto terreno: è stato spodestato dal vertice delle classifiche internazionali, anche se in molte nazioni (soprattutto anglosassoni) resta sul podio. Google aveva versato 900 milioni di dollari sulla base delle previsioni per il pubblico interessato al social network, ma lo scenario è cambiato in pochi mesi. E ora MySpace, controllata dal magnate Rupert Murdoch attraverso NewsCorp, deve decidere con chi rinnovare il contratto. Secondo il Wall Street Journal, tra i candidati spuntano i nomi di Microsoft e Yahoo. Il colosso di Redmond, in particolare, collabora con Facebook per la gestione della pubblicità, soprattutto attraverso il suo motore di ricerca Bing.
Ma le ultime settimane per Google hanno evidenziato altre incognite che rischiano di emergere nei prossimi mesi. In Francia la società di Mountain View è stata dichiarata monopolista: “Il suo motore di ricerca gode di ampia popolarità e attualmente totalizza circa il 90% delle ricerche online in Francia. Inoltre, ci sono forti barriere per entrare in questa attività”, scrive l’autorità antitrust d’oltralpe. Proseguono inoltre le indagini sul “Wifi-gate” in Europa e negli Stati Uniti: negli Usa alcuni cittadini si sono rivolti al tribunale per sapere se la vettura di Google utilizzate per scattare le immagini delle mappe di Street View ha catturato dati trasmessi attraverso le loro reti wifi domestiche non protette da password.
Per adesso non va meglio in Medio Oriente e in Cina. La Turchia ha bandito l’accesso a Google e al suo network di servizi online (come YouTube): è una misura drastica, un improvviso giro di vite nelle politiche per il mondo online di Ankara, anche se da tempo il sito di videosharing era stato censurato. Pechino, invece, tace. Il motore di ricerca di Mountain View convoglia gli utenti sui server di Hong Kong. Le autorità cinesi per adesso hanno tollerato. Più che al mercato online, Google sembra puntare soprattutto alla telefonia mobile con il sistema operativo Android, grazie agli accordi con multinazionali hitech di Taiwan (per esempio, Htc) e della Corea del Sud (Samsung). L’Africa resta un terreno fertile. E la Coppa del mondo ha alimentato l’interesse per il mondo online. E il cellulare si conferma la porta di accesso a internet nel continente con la crescita demografica più elevata.
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