
Tre volte su quattro i candidati con più amici nella loro “fan page” su Facebook hanno vinto le elezioni di midterm degli Stati Uniti. Certo, è presto per pensare alla corsa per accaparrarsi un pubblico nel social network durante la campagna elettorale. Ma sono rilevazioni da non sottovalutare, soprattutto rispetto ai comportamenti delle persone che navigano abitualmente su internet. In particolare, hanno osservato che le persone tendono a segnalare di aver votato se lo fanno anche i loro amici. Ed è un risultato da valutare in una nazione dove l’affluenza è storicamente bassa.
Un altro studio pubblicato da poco riguarda twitter: ha mostrato che i messaggi nel microblog aiutano a capire il “sentiment” sull’andamento delle azioni a Wall Street (su Arstechnica una spiegazione della metodologia adottata nella ricerca su 10 mesi di tweet). È chiaro che prima di fare un investimento il messaggino di 140 caratteri non può essere considerato un oracolo. Però in questi studi convergono alcuni filoni di ricerca, abilitati dalla diffusione di dati su internet. Mai come prima d’ora è stata così semplice la produzione di informazioni in modo semistrutturato e strutturato: dai social network è possibile ricavare notizie già utilizzabili per successive elaborazioni. Aiutano ad arricchire il panorama per interpretare i dati. E mostrano la costruzione in tempo reale di un’intelligenza collettiva. Che attiva una circolarità tra mondo online e offline.
Eppure le conseguenze della disponibilità di notizie hanno anche un valore predittivo: consentono di stimare con ragionevole approssimazione l’andamento di alcuni fenomeni. Per esempio, la diffusione delle pandemie influenzali o delle influenze stagionali. È un caso famoso: ogni anno i Center for disease control (Cdc) negli Stati Uniti contano i casi di malattie. A Mountain View hanno visto che le ricerche associate alla parola “flu” consentono di prevedere gli episodi di malattia in un’area. E diventano uno strumento per valutare la diffusione delle pandemie. Meno noti, invece, gli esperimenti per capire l’andamento dei prezzi, per esempio nel mercato immobiliare, che hanno dato risultati incoraggianti. Di recente, poi, Google ha varato l’indice dei prezzi online. Che può diventare un punto di riferimento per ricostruire l’evoluzione dell’economia su internet, attraverso l’analisi di inflazioni e stagnazioni. E l’abbondanza di informazioni cambia anche la traduzione simultanea: alle tecniche semantiche si affiancano metodi statistici che sono in grado di ricostruire con sorprendente approssimazione una frase in un’altra lingua.
(image credits: inside facebook)