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Datastore: la porta di accesso del Guardian per dati in pubblico dominio

datastore
Il quotidiano inglese Guardian lancia online Datastore: è un punto di riferimento per trovare informazioni sugli open data, le banche dati o informazioni strutturate condivise in pubblico dominio. Un universo ampio: include i documenti di Wikileaks, le statistiche di Eurostat,  i dati sulle retribuzioni e la spesa pubblica. Da mesi è in corso una discussione sul data journalism, il giornalismo che utilizza in modo consapevole le informazioni accessibili attraverso internet grazie all’impegno di istituzioni, organizzazioni e singoli cittadini: si tratta di un movimento d’opinione che riunisce l’interesse per la trasparenza alimentato da fonti come open government (per esempio, negli Usa, il progetto Data.gov) e il crowdsourcing in grado di apportare dati talvolta non inclusi nelle banche dati e idee attraverso la collaborazione con il pubblico online. Il data journalism diventa una riflessione sull’uso dei dati di pubblico dominio nell’interesse dei cittadini, a partire da visualizzazioni e inchieste per promuovere le priorità nell’agenda delle decisioni pubbliche.
Nel Datastore, il Guardian assembla alcuni tasselli delle sue recenti iniziative: sulla sinistra i post che contengono analisi sviluppate a partire dalle informazioni. Nell’area “Editor picks” mostra visualizzazioni costruite su moli di informazioni che altrimenti sarebbe impossibile riassumere a colpo d’occhio in un testo. È un’esigenza acuita soprattutto dopo l’ingresso nella discussione quotidiana di Wikileaks: i testi dei documenti contengono informazioni su argomenti complessi e riferimenti a contesti specialistici. Grafici, tag cloud, infografiche, mappe diventano uno strumento per orientarsi tra parole e cifre che altrimenti richiederebbero tempo e fatica considerevoli per essere trovati e compresi. In basso il datastore offre un box per la ricerca tra i “World government data”: sono le statistiche raccolte dalle organizzazioni internazionali su salute, ambiente, scienza, energia, trasporti. Che includono talvolta anche dati locali. Sotto, l’ambizioso progetto di “Open platform”, dove il Guardian vuole diventare un nodo su internet per l’accesso agli open data grazie alla collaborazione con sviluppatori software per progettare interfacce, applicazioni e usi creativi. Da seguire le notizie in “Latest from data blogosphere”: è una fonte di aggiornamenti sul modo in cui gli open data vengono utilizzati.

(image credits: Guardian)

2 Commenti su “Datastore: la porta di accesso del Guardian per dati in pubblico dominio”

  1. #1 Giorgio Fontana
    21 December 2010 - 8:55 am

    Grazie della segnalazione.
    C’è però una questione sottesa alle informazioni legate ad un hub.
    Che è l’hub stesso, The Guardian non è neutrale, la vicenda Assange lo ha schierato e quindi qualsiasi filtro faccia sulla condivisione sarà interpretabile in questo senso anche se non facesse filtri.
    Anche se avesse fatto un’operazione di marketing cavalcando le vidende, cosa direi ovvia, non lo pone al riparo da queste considerazioni.
    Gli hub teorematici sono per definizione sempre parziali.

  2. #2 Information mapping: creatività in crowdsourcing con i dati – Club dei media sociali
    22 December 2010 - 12:56 pm

    [...] codice html, come per YouTube. L’interesse per l’open data, evidenziato da iniziative come quella del Guardian, si affianca alle ricerche sull’ “information mapping” per ridurre la [...]