
Una banca dati con 5 milioni di volumi: è il punto di partenza per le visualizzazioni di Google Ngram, un progetto di ricerca collaborativo che permette di analizzare la frequenza di parole chiave attraverso un corpus librario che, in alcuni casi, arriva a 500 anni fa. I Google Labs consentono a chiunque di costruire grafici: un microblog di tumblr raccoglie alcune idee interessanti. E uno studio pubblicato su Science prevede l’emergere della culturomics: la ricerca sulla diffusione di idee a partire da banche dati. Google, quindi, apre un’iniziativa in crowdsourcing per trovare intuizioni creative e alimentare discussioni, ipotesi, analisi. E’ un metodo già utilizzato, per esempio, con il Public Data Explorer, uno strumento che permette di costruire grafici (anche animati) con i dati rilasciati da alcune organizzazioni internazionali. In questo modo incentiva le analisi e l’utilizzo creativo delle informazioni, a partire da un format facilmente integrabile in blog e siti web attraverso un codice html, come per YouTube.
L’interesse per l’open data, evidenziato da iniziative come quella del Guardian, si affianca alle ricerche sull’ “information mapping” per ridurre la complessità delle informazioni attraverso mappe, grafici, immagini, infografiche, motion graphics. Finora le cartine digitali e le infografiche sono state le più esplorate. Il Daily Telegraph propone una gallery con alcune tra le mappe che sono apparse nell’ultimo anno e hanno contribuito a riassumere informazioni frammentate. Ma sono sentieri affini alla business intelligence e al desing di servizi. Che acquistano valore attraverso la partecipazione online.
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