Sottoscrivi: RssEmail

Blog

“The Net Delusion”: speranze e limiti dei social media

ushahidi

Negli ultimi anni la partecipazione ai social media ha acceso le speranze per costruire uno spazio di discussione democratico su internet, anche in nazioni emergenti nella geografia economica della globalizzazione. Evgeny Morozov è stato tra i primi a indagare sull’influenza di social network, microblog, servizi di videosharing nelle proteste e nel discorso pubblico online. E il suo ultimo libro appena uscito negli Stati Uniti, “The Net Delusion”, è un’analisi scritta da chi ha partecipato all’impegno civile per promuovere la democrazia con internet, a partire dall’est europeo: Morozov è di origini bioelorusse, è stato ricercatore per l’Open Net Initiative del miliardario George Soros: ora è blogger per la rivista Foreign Policy, ricercatore a Stanford e scrive per i maggiori quotidiani internazionali.
“The Net Delusion” ricostruisce uno scenario ampio, complesso, capillare. Sono da segnalare almeno due “lezioni” utili nella pratica di chi frequenta i social media. Morozov ricorda quanto sia facile convincersi che alcune tecnologie alimentino soltanto cambiamenti positivi: è accaduto, sottolinea l’autore, con la radio negli anni Venti quando era considerata uno strumento per la promozione della democrazia nel mondo. Poi sono arrivati gli anni Trenta con le dittature in Europa, amplificate proprio dai mezzi di comunicazione di massa. Sono speranze cicliche riaccese a partire dal telegrafo alla fine dell’Ottocento, poi con la televisione negli anni Quaranta e con i fax negli Ottanta all’epoca della caduta del muro di Berlino. La lezione, sottolinea Morozv, non è in una semplicistica diffidenza: bisogna, invece, comprendere ogni tecnologia nel suo contesto specifico. E descrive l’esperienza della mappa online Ushahidi per le catastrofi naturali, come il terremoto di Haiti: ha aiutato a raccogliere segnalazioni sul campo attraverso sms e telefonate (ed è stato il punto di partenza per Crowdmap, una piattaforma di mappatura in crowdsourcing utilizzata da associazioni non profit, giornali, istituzioni, aziende). Qui arriva la seconda lezione: non isolare lo sguardo sull’effetto della tecnologia su una protesta, ma allargare la visione al contesto, descrivendone la complessità storica, sociale, economica. Forse, l’ultimo esempio di cronaca viene proprio dalla Tunisia: le proteste iniziano a dicembre, ma i media internazionali restano silenziosi. All’inizio di gennaio le sommosse di piazza aumentano: l’utilizzo di Facebook e altri social media richiama l’attenzione dell’opinione pubblica. Il presidente Ben Ali fugge dalla nazione. Ma sulla Tunisia cala, di nuovo, il silenzio. Eppure le proteste sono ancora in corso. E i social media mostrano in diretta il dialogo su internet.

(image credits: ushahidi)

1 Commento su ““The Net Delusion”: speranze e limiti dei social media”

  1. #1 malaspi
    29 January 2011 - 11:56 am

    Dopo tutto il netwonking resta una disponibilità sotto-dominio delle motivazioni umane ed è su quest’ultimo fronte che bisognerà lavorare per evitare dipendenze ‘addizionali’ che, specie tra gli adolescenti, nascono dalla troppo rigida capacità di giocare sul focus/campus delle circostanze.