
Twitter, YouTube e Facebook hanno contribuito alle proteste in Tunisia: quasi nessuno mette in dubbio la partecipazione dei cittadini (soprattutto dei giovani universitari) anche attraverso le discussioni nei social media. Ma il dibattito è aperto sul valore dell’impatto tra la popolazione. Attraverso Google Insights for Search, per esempio, vediamo che l’interesse per i social network non è recente: per Facebook risale al 2008 e aumenta in modo più rapido a partire dalla metà del 2009 (nello stesso periodo in Iran gli studenti erano in piazza), per twitter si assiste a un picco di ricerche online proprio tra fine dicembre e inizio gennaio.
Una testimonianza sul campo dalla nazione africana arriva da Jamal Dajani in un articolo sull’Huffington Post: “Certamente i social media sono stati strumenti utilizzati dai tunisini per esprimere la loro frustrazione con l’economia, la disoccupazione, la censura e la corruzione. Ma molti fattori hanno portato le proteste al successo, come un movimento sindacale organizzato, e l’arma più potente nel mondo arabo, la gioventù”. I social media hanno contribuito a dare voce. E la demografia sbilanciata a favore dei giovani accomuna la Tunisia con altre nazioni del mondo arabo in Africa e in Medio Oriente. E sono stati i giovani il motore del cambiamento in Iran, dove sono partite nelle città proteste di piazza in seguito ai brogli duranti le consultazioni elettorali del 2009. Allora si è parlato di una “rivoluzione twitter”, ma le analisi successive hanno dimostrato che l’enfasi è stata eccessiva: soltanto lo 0,0027% della popolazione aveva un account nel microblog, come ricorda Evgeny Morozov nel suo ultimo libro, “The Net Delusion”. Anche in Tunisia sembra che la maggior parte dei messaggi su twitter arrivi da emigrati residenti all’estero, ha scritto Dajani nel suo articolo. Per settimane le proteste sono passate nel silenzio dei riflettori dei mass media. Adesso le principali testate sono indecise sul titolo: Facebook Revolution per Newsweek, The first Wikileaks revolution? per Foreign Policy, A twitter revolution per Gigaom. Ironia della sorte, è stata proprio la Tunisia ad ospitare nel 2005 il Summit sulla società dell’informazione, dove è stata proposta un’agenda per l’information society.
(image credits: jorgeBrasil by flickr)