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Egitto: bloccare internet non ferma i social media

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Quella di Anne Alexander, ricercatrice dell’università di Cambridge, è una delle prime analisi sulle proteste in Egitto attraverso i social media scritta da chi ha seguito anche l’evoluzione sociale nell’area del Medio Oriente inclusa tra l’Egitto e la Siria. A pubblicarla è stata la Bbc. Alexander osserva che il blocco di internet e delle comunicazioni mobili è fallito: le persone in piazza hanno continuato a organizzarsi. E scrive: “Questo movimento è costruito su una legittimazione della protesta da molti differenti network di attivisti, molti dei quali non sono organizzati in modo primario su internet”. Il secondo punto riguarda l’uso dei mezzi: impedire l’accesso a internet e alle chiamate con i cellulari non è servito perché “quando un canale di comunicazione è bloccato, le persone ne provano un altro”, osserva Alexander. E dalla cronaca delle ultime settimane emerge che gli eventi sono stati narrati soprattutto dai reporter e dai fotografi sul campo, a partire dalle connessioni satellitari. Al Jazeera ha trasmesso gli eventi in diretta, ha inviato tweet scritti dai suoi giornalisti al Cairo, ha distribuito il suo livestream attraverso il web, rilanciato con twitter e Facebook. Restingere l’accesso sul territorio ai mezzi di comunicazione non ha impedito la rapida diffusione delle notizie.

(credits: Al Jazeera)

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