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Con il termine lamiera s’intende, in modo generico, una lastra metallica di spessore ridotto. Si tratta di un prodotto “lavorato”, derivante cioè dal cambiamento dello stato fisico del materiale di origine (alluminio, rame, ottone, ecc.).

Ma come si sviluppa il ciclo di produzione delle lamiere? Proviamo a riassumere brevemente i vari passaggi, in modo schematico, per comprenderne meglio le applicazioni.

Possiamo distinguere tre fasi fondamentali, assolutamente “obbligatorie” per qualunque tipo di lamiera posto che i diversi materiali di base e la differente necessità di utilizzo possono, in seguito, portare a distinte modalità di fabbricazione finale.

Il primo step è, senza dubbio, la produzione del metallo: consiste in un processo a caldo, vale a dire in una fusione fra materiali metallici e materiali cosiddetti scorificanti. Questo tipo di operazione è indispensabile per liberare il metallo fuso da elementi indesiderati, nonché per calibrare l’esatta composizione chimica. Si tratta dunque di una vera e propria affinazione, il cui prodotto finito, almeno per questa prima fase, è, di regola, un getto di forma parallelepipeda con struttura di fusione.

Passando al secondo procedimento, andiamo ad illustrare la laminazione: è la fase principale, che ha lo scopo di una riduzione di sezione. Si esegue facendo scorrere il metallo fuso tra due cilindri che ruotano l’uno contro l’altro in senso contrario. In questo modo, si può assottigliare la lamiera fino al punto desiderato. Questo tipo di operazione può essere effettuata sia a caldo che a freddo, e la scelta fra le due tipologie si realizza in virtù dello spessore finale da ottenere.

La terza e ultima delle fasi obbligate è quella del trattamento termico: la lamiera già ottenuta viene sottoposta all’effetto del calore. Dapprima portata alla temperatura opportuna, è poi raffreddata per poterle conferire le caratteristiche strutturali e meccaniche che la identificano. Resistenza, tenacità e formabilità, qualità imprescindibili in campo edilizio. Anche in questo caso, in base alla tipologia di lamiera che si vuole ottenere, verranno determinate sia la temperatura che la modalità di raffreddamento.

Grazie ai numerosi vantaggi che presenta, (risparmio energetico, lunga resistenza, massima leggerezza, velocità di posa, ecc…), questo materiale lavorato presenta diversi usi, sia nell’edilizia civile che industriale.

La prima forma di utilizzo, senza dimenticare i guard rails delle autostrade, è il rivestimento di tetti. Ma non è certo il solo: per esempio, possiamo ritrovare le lamiere quali protezioni in zone di congiunzione, per strutture già esistenti, come fra pareti di mattoni e copertura, al fine di evitare infiltrazioni d’acqua. Sempre parlando di utilizzi all’esterno, pensiamo anche alla realizzazione di cancelli, automatici e non, o ai portelloni di box, oppure di ringhiere per le scale di villette, in base alle ultime tendenze di design, in quest’ultimo caso con maggiore impiego delle lamiere perforate (guarda per esempio le varie tipologie di lamiere forate Actis Furio).

Per quanto riguarda, invece, le applicazioni interne, possiamo senza dubbio parlare di utilizzi più fantasiosi e non del tutto usuali: fioriere e voliere per uccelli, sono alcuni degli esempi più comuni. Ultimamente, nuove prospettive architettoniche le impiegano in veri e propri progetti di arredamenti per interni, trasformandole in scaffali, mensole, scarpiere e, molto in voga, banconi per bar e pub.

Naturalmente questi sono solo alcuni dei modi di utilizzo delle lamiere, potenzialmente applicabili in molti più ambiti, in base alla creatività dei designer e dei clienti in genere.


Le numerose scoperte e innovazioni del settore relativo ai sistemi di riscaldamento hanno portato non poche novità, in grado di adattarsi perfettamente a qualsiasi tipologia di richiesta e offrendo un servizio sempre più vario e mirato al soddisfacimento di tutte le esigenze.

Tutti i combustibili fossili, da sempre, hanno avuto un ruolo di primaria importanza all’interno di vari sistemi di riscaldamento. Proprio per questo motivo oggi, l’obiettivo della maggior parte delle aziende che lavorano in questo settore, è quello di puntare su prodotti e servizi in grado di massimizzare l’efficienza nel consumo delle risorse abbattendo le emissioni di CO2 e assicurando allo stesso tempo un notevole risparmio energetico.

Oggi è possibile ottenere un sistema di riscaldamento residenziale e industriale in grado di razionalizzare il consumo di energia aumentando allo stesso tempo il comfort ambientale e migliorandone il design. L’innovazione delle varie tipologie di impianti di riscaldamento ha influito anche sulla costruzione degli edifici, che hanno dovuto adattarsi a sistemi sempre più vari e moderni.

Anche le aziende e le industrie, viste le dimensioni e le tipologie degli ambienti da riscaldare, si sono dovute adattare ad impianti e sistemi di riscaldamento innovativi.
Grazie all’arrivo di sistemi di riscaldamento sempre più tecnologici, è cambiata nel tempo anche la filosofia relativa all’utilizzo dell’impianto stesso: infatti, non ci sono più picchi termici da gestire ma temperature e accensioni costanti e razionali.

Proprio per questo motivo sono nate differenti soluzioni di installazione di sistemi di climatizzazione personalizzati, alcuni più conosciuti e altri meno tra cui troviamo il riscaldamento a parete, il riscaldamento a soffitto, il riscaldamento canalizzabile, il riscaldamento nel controsoffitto e il riscaldamento a pavimento. Queste tipologie di sistemi di riscaldamento moderni offrono un servizio completo ed efficiente, agendo in modo differente e personalizzato sui vari ambienti.

La maggior parte delle aziende che oggi si occupano della vendita e dell’installazione di impianti di riscaldamento residenziali e industriali, sono oggi in grado di realizzare molteplici servizi tra cui si possono distinguere:

1) Impianti a pavimento
2) Caldaie a condensazione
3) Generatori d’aria calda ad acqua e ad aria
4) Tubi e nastri radianti
5) Pompe di calore ad aria e ad acqua
6) Canne fumarie in acciaio omologate
7) Radiatori a gas e caldaie tradizionali
8) Stufe e generatori a pelletts

Il riscaldamento all’interno della propria abitazione e nei luoghi di lavoro è molto importante per migliorare la propria salute e le condizioni di lavoro. Proprio per questo motivo diventa fondamentale, oltre che dotarsi di un impianto a norma ed efficiente, anche mantenerlo e gestirlo in modo efficiente per massimizzare i benefici risparmiando il più possibile, oltre che ottimizzare la quantità di energia utilizzata avendo un impatto minimo sull’ambiente e sul suo inquinamento.

La termoplastica è il termine generico con cui vengono indicate tutte quelle materie plastiche che hanno la caratteristica della malleabilità e quindi della trasformazione e lavorazione grazie all’effetto del calore. Quando queste materie si trovano sotto l’azione di una fonte di calore possono essere modellate in modo da formare degli oggetti tra i più svariati che diventano rigidi una volta che l’effetto del calore svanisce. Si tratta di un processo che, a seconda della tipologia di termoplastica, può anche essere ripetuto diverse volte.

Esistono diverse tipologie di materiali termoplastici, ciascuno impiegato in settori diversi che vanno a coprire gran parte delle necessità, basilari e non, della nostra epoca. Possiamo distinguere, tra i più importanti:

Polietilene
Ad alta o bassa densità, è resistente agli agenti chimici e agli urti. Con il polietilene, che è molto diffuso, avviene la realizzazione di tappi di plastica, protezioni per tubi, cosmetici, imballaggi, pellicole per alimenti, buste, e tanto altro.

Polistirene
O, popolarmente, polistirolo. Ha diversi usi come materiale da imballaggio e isolamento, o per la versione rigida nella costruzione di giocattoli e oggetti.

Polipropilene
Nell'industria dei giorni nostri la lavorazione del polipropilene è molto diffusa, in quanto tantissimi prodotti vengono realizzati con questo materiale, che risulta ben resistente al calore, ha importanti caratteristiche meccaniche ed è molto resistente agli agenti ossidanti.

PET (Polietilene tereftalato)
Lavorabile in fogli sottili e leggero e resistente per costituzione. È tra i materiali plastici più utilizzati e consente di produrre bottiglie, contenitori, vaschette.

PVC (Polivinilcloruro)
Si tratta della plastica rigida più utilizzata e i suoi usi svariano in più campi: serramenti, bottiglie, finestre, giocattoli.

Nylon
È stato uno dei primi materiali termoplastici ad essere scoperto, e tra i primi anche in senso assoluto. È resistente e non infiammabile, i suoi impieghi vanno dagli ingranaggi all’abbigliamento, senza dimenticare il famosissimo “filo di nylon” presente per svariati usi, come per le canne da pesca.

Uno degli usi più moderni dei materiali termoplastici è il termorilievo. Si tratta della produzione di immagini o di lettere stampate in rilievo su di una superficie. Ciò diventa possibile grazie alla copertura delle zone dell’inchiostro con polvere termoplastica, la quale viene fatta fondere su di esso e successivamente raffreddata. I rilievi possono essere molto vari così come gli effetti multicolore, grazie alle diverse polveri termoplastiche disponibili.


Con l’avvento di Internet e di una tecnologia sempre più avanzata e innovativa, la comunicazione visita è divenuta un elemento fondamentale per far conoscere la propria attività sul mercato offline e online.

Sin dai tempi del Paleolitico, gli uomini delle caverne dipingevano sulle pareti animali e scene di caccia. Questo modo di esprimersi è arrivano fino ai giorni nostri, seppur in modo totalmente differente e nettamente evoluto: al posto dei disegni nelle caverne, decine e centinaia di schermi pubblicitari per le strade e nei negozi.

Gli smartphone e i computer sono diventati oggi un accessorio fondamentale all’interno della nostra vita ed hanno cambiato, seppure involontariamente, il modo di comunicare in tutti i suoi aspetti. La stampa digitale, i blog e soprattutto i social network (Facebook, Instagram e Twitter per citarne alcuni esempi) hanno rivoluzionato del tutto il modo di interagire con gli altri e di comunicare.

Quasi tutte le aziende di oggi, hanno deciso di promuovere una loro comunicazione online attraverso un proprio sito web aggiornato oppure tramite la creazione di pagine apposite sui social network principali, proprio per creare un rapporto di fiducia reciproca tra l’azienda e il consumatore finale.
Lo scopo principale di una buona comunicazione visiva è quello di colpire in modo immediato il potenziale cliente, attraverso messaggi ed immagini originali in grado di attirare la sua attenzione e spingerlo ad effettuare un acquisto mirato o un’iscrizione su un sito, per esempio, ad una newsletter. Le nuove tecnologie di stampa digitale, consentono oggi di ottenere una grande varietà di formati e di supporti in grado di adattarsi a qualsiasi tipologia di richiesta ed esigenza, dai gonfiabili pubblicitari ai totem, dalle insegne alle soluzioni di espositori in plexiglass.

Oggi le aziende non solo cercano di trovare un messaggio originale in grado di stupire e attirare più potenziali clienti possibile, ma cercano un modo di comunicare sempre più innovativo e ricercato come ad esempio le facciate di edifici e palazzi, le decorazioni di automezzi o le vetrofanie.
Vista l’importanza sempre maggiore di una buona comunicazione visiva, oggi sono molte le persone che lavorano in questo settore che richiede tempo, conoscenze tecniche e delle ottime proprietà comunicative. Secondo gli esperti del settore, per svolgere una comunicazione visiva professionale ed efficiente bisogna prima di tutto capire il target, ovvero definire il gruppo di consumatori o utenti a cui si rivolgerà il messaggio pubblicitario; subito dopo è necessario definire gli obiettivi ovvero l’azione che si vuole far compiere al consumatore finale (ad esempio un acquisto, una registrazione o un’iscrizione).

Possiamo dire quindi con certezza, che una buona comunicazione visiva si trova alla base del marketing aziendale perché consente di ampliare il proprio raggio di azione rivolgendosi ad un pubblico sempre più ampio e mirato presentando un prodotto o un servizio che possa attirare la loro attenzione e spingerli all’acquisto o a compiere un’azione ben precisa. Ovviamente la comunicazione visiva è solamente il primo passo verso il successo di un’azienda o di un’attività: ad essa dovranno essere poi accompagnate azioni di marketing mirate ed efficienti in grado di attrarre sempre di più i potenziali clienti.


Le macchine utensili sono molto importanti nelle industrie moderne. La definizione di macchina utensile è una macchina atta a trasformare un oggetto in qualsiasi altro tipo di utensile, normalmente utilizzando un moto rotativo o di altro tipo. Ma vediamo alcune informazioni generali e a cosa servano le macchine utensili.

Tipi di macchine utensili

Questo tipo di macchine si trovano di solito nelle industrie del settore meccanico, elettronico o automotive. La macchina utensile ha di solito tre moti:
  • moto di lavoro: il moto relativo con cui si muove l'utensile lavorando il pezzo.
  • moto di alimentazione o di avanzamento: moto che permette alla macchina di lavorare il pezzo, di solito trasmesso mediante una testa motrice;
  • moto di appostamento: moto che determina la quantità di materiale asportato durante la lavorazione, o profondità di passata.
In base alle tipologie di moti, vi sono molti tipi di macchine utensili, che possono essere classificati in diverse classi:
  • macchine utensili a moto circolare uniforme (trapano, fresalesatrice, tornio);
  • macchine utensili a moto rettilineo alternato (rettifica per piani, piallatrice, limatrice, stozzatrice);
  • macchine utensili a moto speciale (mola, brocciatrice);
  • macchine utensili a moto circolare variabile (ultimi modelli macchine utensili).
Un’altra classificazione si basa al movimento dell’utensile:

Macchine a utensile mobile: dove è l’utensile a muoversi

Macchine a utensile fisso o pezzo mobile: in cui è il pezzo a muoversi sulla macchina e non viceversa, quindi il moto viene trasmesso dal pezzo alla macchina e non dalla macchina al pezzo.
Una delle macchine utensili più utilizzate sono le macchine a controllo numerico. Vediamo nel dettaglio cosa sono.

Macchine utensili a controllo numerico

La macchina utensile ha un’incastellatura che sostiene i vari organi del moto, la testa motrice, l’albero e il mandrino, che lavora la testa utensile. La macchina è controllata da un operatore che imposta i dati di lavoro della macchina, ovviamente in base al progetto e al ciclo di lavorazione richiesto.

La velocità richiesta dalle lavorazioni attuali è molto elevata, quindi al momento viene richiesta una certa velocità produttiva, che ha fatto sì che fossero introdotte le macchine a controllo numerico.

L’automatizzazione dei processi fa sì che vi sia una notevole riduzione dei costi e un aumento della velocità di produzione.

La flessibilità produttiva è diventata molto importante per le imprese che si propongono di adattare la macchina alle esigenze dei prodotti.

L’introduzione del controllo numerico consente di controllare in maniera automatica, flessibile e precisa una lavorazione, scritta in opportuno linguaggio di programmazione.

Il fatto di poter usare una sola macchina dà un vantaggio innumerevole sia in termini di costi che di velocità di lavorazione dei prodotti. Le tecniche di prototipazione rapida danno quindi un vantaggio in termini sia costruttivi che di progetto, in quanto le nuove stampanti 3D permettono di ottenere prodotti che possono essere poi realizzati in larga scala.

Nel centro di lavoro (machining center) è presente un magazzino utensili che permette di effettuare molteplici operazioni sul pezzo. La molteplicità di lavorazioni che si possono eseguire con tali macchine richiedono che il mandrino si possa cambiare automaticamente. Questa operazione si definisce presetting, ovvero il riconoscimento automatico della testa di lavorazione in base alla tecnologia che va utilizzata.

Macchine utensili e prezzi

Per la complessità produttiva delle macchine utensili e per le enormi possibilità di lavorazione il costo è molto elevato. Di solito si parla di un prezzo intorno alle migliaia di euro. Si parte dalle cinquecento euro per un semplice tornio fino a quindicimila euro per le macchine a controllo numerico. Diciamo che la varietà di prezzi è enorme, perché tutto dipende dalle prestazioni lavorative che si vogliono ottenere.

A cosa servono e come funzionano le macchine utensili: analizziamo le principali tipologie

Prima di passare ad una classificazione delle principali macchine utensili che è possibile trovare sul mercato, è opportuno identificarle con una definizione ben precisa. Per macchina utensile si intende qualsiasi macchina utilizzata in ambito industriale per la lavorazione di particolari materiali, mediante l’asportazione di trucioli, cioè del materiale in eccesso. Sono attrezzature che, avvalendosi del lavoro di speciali utensili, permettono di modificare forma e dimensione di qualsiasi oggetto, indipendentemente dal materiale di cui son fatti.

Per definire una precisa classificazione delle macchine utensili bisogna prendere in considerazione anche il movimento di lavoro delle stesse macchine, cioè il moto relativo del pezzo contro l’utensile. Infatti, il movimento di lavoro del tornio è ben diverso da quello della limatrice o di altre macchine ed è per questo che è importante considerare le modalità in cui una ben definita macchina opera per trasformare uno specifico oggetto.
Non solo: anche il movimento di alimentazione assume un ruolo fondamentale per la classificazione delle macchine utensili. Nello specifico si tratta del movimento di avanzamento, che può essere dato al pezzo da lavorare, ovvero all’utensile, affinché cambi la superficie di lavoro, così da poter utilizzare diverse traiettorie per la trasformazione. In questo modo è possibile trasformare il pezzo, sottoposto all’azione di una specifica macchina, in modo più semplice e, soprattutto, più preciso, potendo contare anche su un gran numero di diverse lavorazioni. Tale movimento di avanzamento può essere continuo oppure discontinuo.

Chiariti questi punti, è possibile cominciare ad entrare con minor timore nel grande mondo delle macchine utensili, per cercare di scoprire quali tra queste macchine sono quelle occupano una posizione di rilievo nel mercato di riferimento.

Le più diffuse macchine utensili sul mercato

Seguendo quanto detto fino a questo momento, per ottenere una precisa classificazione, è possibile distinguere le macchine utensili in base al loro preciso moto di lavoro. In base a tale parametro è possibile affermare che le macchine utensili più diffuse sul mercato sono:
• Torni, trapanatrici, alesatrici e fresatrici, che rientrano nella categoria delle macchine con moto di lavoro rotatorio;
• Piallatrici, limatrici e segatrici, che appartengono alla sottocategoria delle macchine utensili con moto di lavoro rettilineo.

A queste, che sono le più comuni macchine utensili, le quali occupano una grande fetta del mercato di riferimento, se ne aggiungono molte altre, che sono comunque ampiamente utilizzate nel settore industriale. Ecco che le dentatrici, le affilatrici, le lappatrici e le filettatrici vanno a riempire gli spazi vuoti del grande puzzle industriale delle trasformazioni.

Tutte le macchine utensili sul mercato stanno subendo una naturale evoluzione, verso quello che è un nuovo concetto di macchina, tutto declinato alla più alta forma di tecnologia e innovazione. Il mercato è governato dalle leggi dell’evoluzione tecnologica e di conseguenza anche le principali macchine utensili cambiano faccia. La prima figura che spesso si materializza nella mente di chi pensa ad una macchina utensile è sempre quella di un grande tornio, antico, rudimentale. No, la macchina utensile moderna è un vero e proprio mix di differenti tecnologie, che permettono lavorazioni più veloci e precise e che aiutano a sopportare un carico di lavoro sempre maggiore. Veri e propri robot pronti a trasformare con semplicità qualsiasi oggetto, qualsiasi materiale. Non è sbagliato inserire le principali macchine utensili prima citate in quello che il mondo dell’industria 4.0.
 
Dalla conservazione dei cibi a tante altre applicazioni: ecco a cosa serve la refrigerazione industriale?

Parlando di refrigerazione industriale si fa riferimento ad un campo molto vasto dove la bassa temperatura è l’elemento portante di tutta la grande e fredda struttura. Infatti, dalla ristorazione si passa agli impianti chimici e ai laboratori dove le basse temperature sono la necessaria condizione per lo sviluppo di ben precisi processi.

Sicuramente il settore della ristorazione e della conservazione dei cibi è quello più conosciuto e che permette di affrontare al meglio il tema della refrigerazione industriale. Attenzione a non scendere troppo: oltre i -60 gradi si congelano le porte di questo mondo e si apre una distesa di ghiaccio conosciuta con il nome di criogenia (dai -60/70° in poi).

Soffermandoci sulla refrigerazione industriale legata ai prodotti alimentari ci si chiede quali siano i vantaggi derivanti da tale processo. Tutto ruota attorno alla qualità del cibo, nel senso che a temperature molto basse la qualità resta immutata e la sua durata viene aumentata notevolmente. Solo refrigerando con procedure specifiche e rigorose è possibile mantenere alti gli standard di sicurezza e igiene.

In via più generale, la refrigerazione industriale è necessaria per raffreddare determinati elementi (la temperatura è impostata su standard specifici dettati per ogni singolo prodotto) sia alimentari che farmaceutici o altro. Tutto questo è ottenuto grazie all’azione di potenti machine, che riprendono il normale funzionamento del classico congelatore di casa, ma operano per assicurare una conservazione perfetta di qualsiasi elemento. È importantissimo non sbagliare neanche di un grado la temperatura di conservazione.

Apriamo una piccola parentesi: congelamento e refrigerazione sono sinonimi? Una differenza c’è e non è nemmeno di poco conto. Infatti, un prodotto si definisce refrigerato quando la temperatura delle celle dei sistemi di refrigerazione (sono tantissimi quelli offerti dal mercato di riferimento) consente all’acqua contenuta di rimanere nel suo normale stato liquido. Il congelamento si presenta, invece, come una particolare tecnica di conservazione che porta l’elemento a temperature molto basse, con conseguente solidificazione dell’acqua contenuta. Questo è quanto avviene per gli alimenti, mentre il processo di conservazione per quanto riguarda farmaci o altre sostanze chimiche è molto più complesso e varia in base allo specifico prodotto.

Restando nel campo alimentare la differenza tra refrigerazione e congelamento è molto importante: attraverso il primo processo si ottiene un prolungamento della conservazione degli alimenti a temperature molto fredde, ma che riprendono in modo naturale una particolare conservazione.
Il congelamento (prodotti surgelati) prevede temperature molto più basse della normale refrigerazione, che si attesta tra gli 0 e i 5 gradi. Sicuramente la conservazione sarà molto più lunga con il processo di congelamento, ma i cibi saranno meglio conservati con la refrigerazione che va solo a rallentare le reazioni biochimiche degli stessi, senza bloccarle del tutto.

Quindi, la refrigerazione è un processo ampiamente utilizzato nell’industria alimentare, in medicina e in biologia, ma come avviene? Quanto appena detto è possibile grazie ad un ciclo di compressione/espansione.
I sistemi per la refrigerazione industriale sfruttano l’azione di determinati gas che, evaporando, assorbono calore dall’ambiente. I tempi di conservazione vengono così allungati e dal punto di vista industriale sono decisamente maggiori rispetto alla conservazione domestica.

Le macchine per la refrigerazione industriale sono davvero tantissime e si adattano perfettamente a qualsiasi esigenza, ottenendo il massimo risultato in termini di conservazione, che si traducono in sicurezza e igiene massima. Le dimensioni non sono sempre contenute, poiché il sistema di elaborazione, data la grande potenza, necessita di molto spazio. Ma questo dipende dalla tipologia di elemento da conservare e dallo specifico uso. Le applicazioni, come detto, sono molteplici e spaziano dall’immenso settore alimentare a quello farmaceutico, per giungere addirittura, ad esempio, a quello della produzione dei pneumatici.