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per l'immagine  si ringrazia http://www.nonsoloprestiti.com

Molto spesso ci si chiede se sia conveniente porre in essere un'operazione di estinzione anticipata del proprio prestito. Sostanzialmente sono due le variabili che entrano in gioco, la disponibilità economica ed il tempo nel quale si vuole operare. In particolare è evidente che il soggetto dovrà disporre di un cifra almeno pari all'importo del debito residuo se vuole decidere di estinguerlo completamente.

Una volta supposto che si abbia a disposizione questo capitale, il calcolo di convenienza può iniziare. La prima cosa da valutare è il periodo residuo del debito. Per capire bene questo punto è essenziale fare una piccola digressione sulla composizione delle rate. Infatti quando si richiedere un finanziamento viene presentato dalla banca un piano di ammortamento che contiene tutti gli importi delle rate che si dovranno pagare. Le rate, tuttavia, anche se di uguale importo non hanno solitamente la stessa composizione. In pratica ognuna di esse avrà al suo interno una componente di interessi ed una di capitale da rimborsare. La quota di interessi è decrescente, perciò è tanto maggiore nelle prime rate quanto minore nelle ultime.

Questo serve all'istituto di credito per rientrare subito del suo guadagno e posticipare il reintegro del capitale prestato. Infatti il ricavo della banca sta proprio negli interessi che il debitore andrà a pagare sull'operazione. Per questo motivo essa vorrà avere subito una maggiore quota di interessi e sarà disposta anche ad ottenere il proprio capitale in un periodo successivo. Questo d'altra parte, rende l'operazione di estinzione poco utile se viene effettuata nella fase finale del finanziamento. Infatti quando le rate saranno poche, gli interessi pagati saranno ormai quasi la totalità di quelli dovuti e il debitore ottenere un piccolo guadagno da questa operazione.

Estinguendo alla fine del rapporto, infatti, si andrà a rimborsare tutto il capitale ancora dovuto e si risparmierà solamente una piccola quota di interessi che non si dovranno pagare. Essi saranno quelli compresi nelle ultime rate non ancora pagate che, se estinti anticipatamente, non dovranno essere versati. Per questo motivo risulta ormai chiaro che il massimo della convenienza economica, per il soggetto debitore, nello svolgere questo tipo di operazione, esiste solo quando essa viene posta in essere nelle prime fasi del prestito.

Allo stesso tempo è facile notare come questo sia il momento meno probabile per estinguere, in quanto il soggetto che ha richiesto il finanziamento difficilmente avrà a disposizione l'intero importo nel breve periodo. Per questo motivo molto spesso viene consigliato di non procedere e di mantenere acceso il debito residuo. Infatti se il risparmio è così fievole, conviene poter ancora disporre della liquidità ricevuta e non privarsene immediatamente. In questo modo il soggetto saprà di poter comunque contare su un piccolo capitale che potrebbe tornargli utile qualora dovesse avere delle spese improvvise e non programmate.

Quando si decide di accendere un prestito di qualunque tipo lo si fa per esigenze ben precise. In particolare è possibile richiedere alcune tipologie di finanziamento finalizzato, oppure quelli che vengono definiti prestiti personali. La prima forma citata è costituita da dilazioni di pagamento oppure veri e propri prestiti che permettono al soggetto richiedente di acquistare uno specifico bene che servirà a soddisfare un suo bisogno.

Se, invece, si ha solo bisogno di un certo ammontare di liquidità, magari per superare un periodo economico non troppo felice, si potrà richiedere un finanziamento che non sia finalizzato nell'acquisto di uno specifico oggetto. In questo secondo caso, infatti, non verrà richiesto di indicare l'utilizzo che si vuole fare del capitale ma il soggetto sarà completamente libero di farne ciò che desidera. In ogni caso, comunque sorge quasi sempre il problema di scegliere se applicare all'operazione un tasso fisso od uno variabile. In sostanza la differenza è da ricercarsi nelle aspettative di mercato e nelle necessità del richiedente. Infatti un tasso fisso è molto più idoneo per quelle persone che non vogliono rischiare di veder aumentare la propria rata.

All'inizio della contrattazione, infatti, si stabilisce quello che sarà il costo dell'intera operazione e viene redatto un piano di ammortamento che presenterà gli importi da pagare per ogni mese del periodo di finanziamento. In questo modo non ci saranno mai sorprese di alcun tipo per il soggetto interessato, tuttavia è da notare che i tassi fissi hanno sempre un costo maggiore rispetto a quelli variabili.

Per chi sceglie questa seconda ipotesi, quindi, esiste la possibilità di risparmiare se il valore del tasso di riferimento dovesse abbassarsi. Infatti il tasso variabile è costituito da una parte fissa che viene accordata con la banca ed una variabile. Quella variabile è riferita ad un tasso di riferimento che viene preso come base per il calcolo dei costi. Solitamente è l'Euribor ma potrebbe essere un valore anche differente. In sostanza, se durante il periodo di finanziamento, il tasso di riferimento subirà delle diminuzioni, anche la rata del soggetto che ha acceso il prestito diminuirà. Ovviamente è facile intuire che in caso contrario il costo dell'operazione tenderà a salire.

Per questo motivo questa tipologia di finanziamento viene solitamente riservata a quei soggetti che sono in grado di assorbire un'eventuale aumento dei tassi di riferimento. Tuttavia è da notare che dopo la crisi economica globale iniziata nel 2008, molti dei tassi di riferimento hanno subito delle oscillazioni ben precise. Per questo motivo, se le condizioni di mercato dovesse rimanere stabili anche per il 2016, potrebbe risultare davvero conveniente optare per un tasso variabile che possa fornire la speranza di un costo inferiore a quello fisso.

Tuttavia è sempre bene specificare che i soggetti che non hanno una propensione al rischio molto elevata dovrebbero sempre preferire un tasso fisso anche perché anch'essi stanno subendo delle variazioni al ribasso, seppur inferiori.


Molto spesso si è sentito utilizzare la parola spread durante i TG degli ultimi anni. Per cercare di capire meglio il significato reale di questa parola analizziamo nel dettaglio la situazione. In sostanza si è fatto sempre riferimento ai rendimenti dei titoli di Stato italiani e quelli tedeschi.

In particolare si è capito che il nostro Paese pagava più interessi su di essi ma cerchiamo di comprenderne il motivo. In sostanza i titoli di Stato sono dei prestiti che vengono effettuati da un qualunque investitore al Paese emittente. In questo modo le cassa statali posso ricevere nuova liquidità ed offrire tutti i servizi essenziali alla comunità. La stessa operazione, però, vista dal lato dell'investitore è una mera possibilità di guadagno.

Questo significa che colui che presta il capitale pretende che poi gli sia restituito e che sia anche maggiorato dagli interessi maturati. Questi interessi sono tanto maggiori quando è alto il rischio di default dello Stato. In sostanza l'Italia era obbligata a pagare un interesse maggiore per cercare di compensare il rischio esistente all'interno dei suoi bilanci. In sostanza l'investitore era più facilitato ad investire nei titoli tedeschi perché era maggiormente sicuro di ricevere alla scadenza il suo montante maturato.

Nel caso dell'Italia, invece, esisteva una possibilità molto più alta che lo Stato non fosse più in grado di dargli quanto gli spettava. In economia quando esiste un rischio è necessario che esso sia ricompensato. L'investitore, quindi, sarà disposto a correre un rischio maggiore solamente se da esso ne potrà giovare un vantaggio maggiore nel caso in cui le cose vadano bene. La differenza tra i due rendimenti viene quindi chiamata spread.

Tuttavia nell'impeto del fornire informazioni rapide e quotidiane, si è creato un piccolo fraintendimento. Infatti la parola spread è un termine tecnico che non sta ad indicare proprio al differenza tra il rendimento dei titoli tedeschi e quelli italiani. In effetti con questo termine si indica un differenziale di rendimento tra due tassi qualunque. Questo significa che qualsiasi tipo di tasso di rendimento, se paragonato ad un altro, genera uno spread.

Esso non è altro che la differenza tra i due interessi ma questo è vero per qualsiasi tipo di investimento considerato. Molto spesso, infatti, nel giornalismo si tende a fornire troppo informazioni che spesso poi gli ascoltatori non riescono a convertire precisamente e si corre il rischio di creare questi piccoli fraintendimenti. In ogni caso la situazione dei nostri titoli di Stato è decisamente migliorata dai preoccupanti dati presentati negli anni successivi allo scoppio della crisi. Questo, però, non è assolutamente un dato significativo che possa far pensare ad una situazione di crescita. I problemi esistono ancora e dovranno essere risolti nel tempo per poter arrivare a coprire le forti perdite subite in quell'occasione.